L'arte della guerra e, per analogia, noi diciamo l'arte del management, si basa, su cinque fattori fondamentali (i cinque vantaggi) che vengono elencati in un ordine assai significativo:
- Il Tao, al primo posto, cioè il fattore morale, la sintonia tra chi comanda e chi segue, la convinzione comune che unisce tutto il campo sociale, la buona ragione che giustifica la guerra;
- Il Cielo, che significa: la notte e il giorno, il freddo e il caldo, le epoche e le stagioni, cioè il rispetto, la sintonia con le circostanze esterne. Bisogna ricercare l'armonia anche con queste forze e circostanze esterne, che superano la capacità dell'uomo di influenzarle;
- La Terra , che riguarda il terreno di gioco, dove ci si deve muovere, che deve essere oggetto di una conoscenza dettagliata e accurata.
- Il Comando: subito dopo i grandi fattori spirituali e fisici, nei quali ci si deve muovere e che possono e debbono essere conosciuti ma non possono essere determinati dall'uomo, si pone il ruolo del comando, la leadership, Tutta l'opera di Sun – Tzu è pervasa dalla consapevolezza del ruolo decisivo del comando. La sua responsabilità va ben oltre la conduzione tecnica delle operazioni miliari. La sua condotta influisce sulla salvezza e sulla rovina dello stato (dell'impresa). Egli è parte del Tao. Perciò le sue virtù sono fondamentali. Le cinque virtù confuciane tradizionali sono nell'ordine: benevolenza, giustizia, comportamento proprio conforme a riti, sapienza,sincerità. Sun-Tzu modifica questa successione e indica con diverso ordine le virtù del generale: conoscenza, sincerità (schiettezza), benevolenza, coraggio, fermezza (severità). Sul tema della conoscenza (al primo posto) ho già detto; la sincerità – schiettezza è fondamentale per la credibilità e quindi l'autorevolezza del capo; il coraggio non richiede commenti. Interessanti sono le due altre virtù abbinate della benevolenza ed insieme della fermezza (severità). Benevolenza vuol dire capacità di ascolto, di rispetto per gli altri, propri soldati o nemici. In particolare: “i soldati devono essere trattati anzitutto umanamente, ma tenuti sotto controllo con ferrea disciplina”. Non è un buon leader chi confonde benevolenza e umanità con rilassatezza e mancanza di disciplina: “Tratta i tuoi soldati come figli, ed essi ti seguiranno nelle valli più profonde, guardali come i tuoi amati figli ed essi ti rimarranno accanto fino alla morte. Ma se sei indulgente e incapace di far sentire la tua autorità; se sei di buon cuore ma non fai eseguire gli ordini che hai dato, e se sei incapace, per di più, di reprimere i disordini, allora i tuoi soldati devono essere paragonati a bambini viziati, sono inadatti a qualsiasi scopo utile”. Comandare con benevolenza ma ordinare con durezza e giudizio. Riecheggiano le parole conclusive del colloquio tra Senofonte e Iscomaco (“Comandare a gente che obbedisce volentieri). E mi ritorna alla memoria la figura di Rivière in Vol de Nuit di Saint Exupery, una straordinaria figura di manager-imprenditore intrisa di umanità ed insieme di durezza: “Quegli uomini sono felici, perché amano quello che fanno e lo amano perché io sono duro”.
Un'altra caratteristica del grande leader è la sua impersonalità. Non per se stesso egli combatte, per propria gloria e vanità, ma per un motivo più alto, fare il bene del Paese (o, diciamo noi, dell'impresa): “Il generale che avanza senza il pensiero fisso di coprirsi di gloria e si ritira senza temere di andare in disgrazia e pertanto il cui solo pensiero è di proteggere il suo paese e di rendere un buon servizio al sovrano è lo strumento più prezioso del regno”.
- La Dottrina . Solo al quinto posto viene la dottrina, cioè la tecnica militare, logistica, organizzativa. E nella dottrina un posto fondamentale è da Sun – Tzu assegnato all'addestramento, come emerge da vari punti del libro e soprattutto dalle domande fondamentali da formulare per giudicare quale di due eserciti è più forte che, secondo Sun-Tzu, sono le seguenti: in quali dei due stati regna l'armonia del Tao? Quale dei due generali è migliore? Chi ha in suo favore i vantaggi derivanti dal Cielo e dalla Terra? Da quale parte la dottrina è più rigorosamente osservata? Da quale parte si trovano gli ufficiali e gli uomini meglio addestrati? In quale esercito c'è maggiore uniformità di comportamento nel ricompensare e nel punire? (cioè in quali vi è maggiore giustizia)?
Sulla base di questi principi fondamentali Sun-Tzu sviluppa la sua analisi, i suoi consigli, in modo affascinante ed efficace, che non posso approfondire ma solo accennare:
- Valore della flessibilità. Il comandante deve avere piani e programmi precisi, ma deve essere educato all'adattabilità e alla flessibilità. Deve essere come l'acqua che adatta se stessa a seconda del terreno su cui scorre (“lo stratega che non è versato nell'arte di modificare i piani, anche se conosce i cinque vantaggi, non riuscirà a fare il migliore uso dei suoi uomini”).
- Valore della tempestività, del “timing” diciamo noi: “vince chi sa quando è il momento di combattere e quando è il momento di non combattere”.
- Valore della creatività: mentre sul piano strategico i fondamentali stanno ben saldi, sul piano tattico bisogna sempre rinnovarsi (“Bisogna evitare la ripetizione delle tattiche che hanno già dato la vittoria una volta; le decisioni devono essere suggerite dalle varietà delle circostanze”).
- Valore dell'analisi dei punti forti e dei punti deboli: questa analisi è per Sun – Tzu fondamentale e si riferisce sia a noi stessi che all'avversario. Ma il buon capo sa anche “ottenere il meglio tanto dalla forza che dalla debolezza; questo è il problema che riguarda lo sfruttamento delle situazioni”.
- Unitarietà del buon management: “la gestione di una grande forza militare si effettua con gli stessi criteri con cui si guidano pochi uomini: basta dividerli in reparti”.
- Grande importanza della comunicazione interna: “”Gong e tamburi, vessilli e bandiere: questi sono i mezzi in cui le orecchie e gli occhi delle milizie vengono attirati su un punto particolare. Solo così la moltitudine forma un corpo compatto: né il coraggio che avanza né il pauroso che si tira indietro restano separati. Questa è l'arte di dirigere grandi masse di uomini”. Già Omero per descrivere un capo acheo di qualità aveva detto: è uno che sa fare fatti e dire parole.
- Gli errori tipici del capo: Quando un'armata è sconfitta e il suo comandante è ucciso, la causa potrà essere individuata tra questi cinque pericolosi errori. Che essi siano oggetto di profonda meditazione: a) l'avventatezza, b) la codardia; c) il temperamento irascibile; d) un eccessivo senso dell'onore; e) un eccesso di sollecitudine per i propri uomini.
- Non stravincere: “Quando circondi un'armata, lasciale una via d'uscita: non pressare troppo duramente un avversario disperato”.
- Il valore dei metodi indiretti: il metodo diretto è lo scontro; ma per vincere è indispensabile il metodo indiretto, cioè tutto il lavoro preparatorio, conoscitivo, d'intelligence, di alleanze che Sun-Tzu insegna (“le tecniche del metodo indiretto, se efficacemente applicate sono inesauribili come il Cielo e la Terra , senza fine come le correnti di fiumi e di ruscelli; come il sole e la luna esse tramontano per sorgere ancora, come le quattro stagioni passano solo per tornare di nuovo. Non vi sono più di cinque note musicali, ma la loro combinazione produce una varietà infinita di melodie). L'appello al metodo indiretto è, dunque, ancora un appello alla creatività.
Ma vi è un punto su quale, prima di chiudere, dobbiamo soffermarci perché è uno dei più importanti e originali: il rapporto tra il sovrano e il generale, tra il potere politico e la professionalità militare e, per noi, tra la proprietà e il manager responsabile della conduzione dell'impresa. Il generale riceve il comando dal sovrano. La decisione politica stabilisce se fare o non fare la guerra e definisce l'incarico del generale. A questo obiettivo fissato dal sovrano (dalla proprietà) il generale (il manager) deve restare fedele. Ma quando l'incarico è conferito e nell'ambito dello stesso, è poi la professionalità del generale a stabilire come condurre la guerra. “Ci sono strade che non devono essere seguite, eserciti che non devono essere attaccati, città che non devono essere assediate, posizioni che non devono essere attaccate, ordini del sovrano che non devono essere eseguiti. Il generale che conosce a fondo i vantaggi che derivano dalle varianti tattiche sa come guidare le truppe”. Fermo restando, dunque, il principio della supremazia della decisione politica, una volta che la parola è passata alle armi, l'esercizio dell'arte della guerra (del management diciamo noi) ha le sue regole autonome, frutto di scienza, conoscenza, esperienza, intuito che devono essere rispettate anche dal sovrano (dalla proprietà). In un altro punto Sun Tzu precisa: “vince chi dispone di generali competenti al riparo dalle ingerenze del sovrano”. Il generale (il manager o il professionista) deve evitare il servilismo (verso il sovrano o verso la proprietà) e deve invece assumersi, secondo la propria miglior scienza e coscienza, le proprie necessarie responsabilità, attaccando o non attaccando quando lo ritiene opportuno, anche contro il parere del sovrano. In questo punto, assolutamente fondamentale, Sun – Tzu pone le fondamenta della professionalità e difendendo la professionalità del generale dalle interferenze improprie del sovrano (proprietà), lo preserva al servizio dello stato (dell'impresa). Nel corso dell'ultima guerra abbiamo avuto esempi clamorosi di ciò. Il generale tedesco Von Paulus, ad esempio, a Stalingrado, aveva chiesto a Hitler l'autorizzazione a sganciarsi dall'accerchiamento delle armate russe. Hitler rifiutò. Von Paulus, da bravo generale, sapeva che ciò avrebbe portato al massacro della sua VI armata, fior fiore dell'esercito tedesco, ma ubbidì a Hitler, per un malinteso senso del dovere, tradendo così la propria professionalità, il proprio mandato professionale . E la battaglia fu persa e la VI armata fu distrutta. A El – Alamein anche il generale Montgomery riceveva da Churchill pressioni fortissime perché accelerasse l'attacco. Ma Montgomery si mosse solo quando e come lui, nella sua professionalità specifica, ritenne utile e giusto muoversi. Secondo gli insegnamenti di Sun Tzu. E vinse.
C'è chi ha scritto che con questa impostazione si giustifica una sorta di ribellismo. Ma chi svolge questo argomento non capisce la profondità del tema. Ognuno di noi si muove secondo un incarico e di questo deve essere rispettoso, ma ognuno di noi risponde anche ad un proprio mandato professionale che è l'insieme dei principi morali e pratici che, nell'insieme, costituiscono la propria professione. Rispettare i principi morali e tecnici della propria professione, anche contro le pressioni del sovrano (o della proprietà) non è mai ribellismo, ma è agire in coerenza con il proprio Tao, con il proprio mandato. L'incarico viene dal sovrano, ma il mandato viene da qualcosa di molto più profondo e complesso.
Spero con l'aiuto di Senofonte e di Sun-Tzu di essere riuscito a sviluppare, almeno in parte, il mio assunto. La teoria e la pratica del management devono urgentemente ricuperare radici e legami con la storia della cultura, liberandosi da un asfittico isolamento culturale, morale e spirituale nel quale una impostazione supertecnicistica senza radici e senza prospettiva, li hanno cacciati. E ciò rappresenta la base dell'attuale inaccettabile livello di irresponsabilità nel quale troppe imprese e troppi manager si muovono.