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•  Rapporti con i paesi da pacificare e sviluppare rientranti nella sua diretta sfera di influenza
L'Unione europea, pur nella nuova ampia configurazione che va prendendo corpo, deve avere dei precisi confini. Ma al di là di questi vi sono ad Est paesi come l'Ucraina e la Bielorussia ed al Sud paesi come quelli del Maghreb con i quali, per ragioni di vicinanza e di sfera di influenza, dovrà coltivare rapporti e collaborazioni particolari. Anzi, al Sud tutta l'Africa deve diventare interlocutore privilegiato dell'Europa. Altri compiti, altre responsabilità, altre opportunità complesse e difficili dalle quali l'Europa non deve rifuggire se vuol superare quell'immagine di “un'Europa vecchia, decrepita, introversa” che tanti le accreditano. Una volta di più, compiti di dimensione e complessità tali da superare le possibilità dei singoli Stati europei, per i quali deve essere presente, con una voce unica e convergente con le singole energie, l'Unione Europea.

Dal quadro delineato emerge che, per affrontare le nuove sfide e cogliere le nuove opportunità, l'Unione Europea non deve stravolgere le istituzioni attuali né il metodo graduale sino ad ora seguito. Il progetto di Costituzione presentato è più che sufficiente per far fare all'Unione un passo avanti, per consolidare quanto sin qui fatto, per evitare che l'allargamento porti ad una diluizione della sua essenza e la trasformi in una sorta di zona di libero scambio o, peggio, in una armata brancaleone senza principi ed obiettivi comuni, senza bussola. Sono cresciuto nella convinzione che per gestire unitariamente una moneta unica debba esistere un forte collegamento con un forte bilancio o con un forte potere fiscale. L'esperienza dell'Unione Europea mi ha dimostrato che questa convinzione era infondata. Perciò oggi non credo più, come ho creduto in passato, che l'Unione Europea abbia bisogno di un grande bilancio generale. Anzi penso che un bilancio di questo tipo sarebbe una iattura, un fattore di centralismo e di irrigidimento burocratico. La strumentazione economica dell'Unione Europea è più che sufficiente: moneta unica; sistema europeo di banche centrali facenti capo alla Banca centrale europea; politica di bilancio realizzata indirettamente attraverso i parametri del patto di stabilità; rigorosa tutela delle quattro libertà, della concorrenza e dell'economia imprenditoriale. Poche le modifiche che auspicherei: un'unica autorità antitrust a livello continentale; un'unica autorità di vigilanza sul sistema bancario a livello continentale; un rafforzamento moderato del bilancio esclusivamente per fronteggiare le esigenze della limitata forza unitaria di difesa, per sostenere la politica estera comune e per realizzare una politica di cooperazione più forte nei confronti dei paesi in via di sviluppo; un'imposta sugli affari di facile esazione prelevata direttamente dall'Unione.

  La complessità del processo di ampliamento dell'Unione, la disomogeneità tra il nucleo storico e molti paesi aspiranti all'ingresso e tra gli stessi, rendono indispensabile una progettazione del processo di integrazione più duttile, articolata e flessibile che in passato. Io condivido la visione di Todorov che parla di un'Europa non a velocità diverse, ma a diversi cerchi concentrici. Nel primo cerchio entrerebbero gli Stati fondatori dell'Unione (Francia, Germania, Italia, Benelux), legati tra loro da un patto federativo più stringente che copra anche gli auspicabili sviluppi unitari in materia di sicurezza e relazioni con i paesi extra – europei. Il secondo cerchio concentrico radunerebbe i paesi ammessi nell'Unione europea nella sua forma attuale: un insieme di venticinque e, forse, sino a trentacinque paesi. I criteri di appartenenza a questo cerchio sarebbero un certo livello di sviluppo economico, un regime di democrazia liberale, un certo livello di garanzia giuridica, ma non sarebbero necessari né la moneta comune, né i tratti comuni in tema di sicurezza e politica estera. Che in uno di questi paesi la religione dominante sia l'islam non è un ostacolo. Ciò che conta oggi in Europa non è il cristianesimo, ma il laicismo, dono, in parte, del cristianesimo. Il terzo cerchio sarebbe rappresentato dai paesi limitrofi, o, comunque, rientranti nella diretta sfera di influenza dell'Unione, per i quali il suo esempio, il suo metodo di lavoro, i suoi principi, più che i suoi aiuti finanziari, potrebbero essere preziosi.

Trovo anche utile, certamente per l'economia, la proposta di Todorov che si adotti un'unica lingua di lavoro. Questa non può essere che l'inglese internazionale, accanto al francese come fattore storico-culturale. Ma non di più. Ho molto apprezzato che l'articolo 3, (obiettivi dell'Unione Europea) inizi con queste parole: “L'unione si prefigge di promuovere la pace”. Poiché la pace è indivisibile e non si può fermare ai confini dell'Unione, noi dobbiamo dire ai giovani che siamo orgogliosi di appartenere ad un'Unione che si prefigge questo come suo obiettivo primario e dobbiamo incitarli a prodigarsi affinché questo grande obiettivo che la nostra generazione ha realizzato nell'interno dell'Unione, dopo secoli di sanguinose guerre, venga portato anche fuori dall'Unione ed in primo luogo nei vicini paesi dei Balcani, del Medio Oriente, dell'Africa. Anche la buona economia dipenderà dal perseguimento di questo obiettivo primario.

E dunque l'Italia è in questa direzione che deve muoversi, dando il meglio di sé nel quadro di una cultura di globalizzazione costruttiva, rispettosa delle diversità, pacifica, capace di ascoltare gli altri; riscoprendo, rianimando e liberando le sue antiche capacità realizzatrici; ritornando ad amare l'uomo e la vita di un amore vero e profondo e liberandosi dalle oscenità delle “fictions” televisive e dell'egoismo spietato, ottuso ed incolto dei neo-borghesi.

he il 2005 possa essere per l'Italia e l'Europa l'inizio di una nuova speranza, di una nuova pacifica ma ferma dignità, di una nuova gioia di vivere, di un nuovo cammino, sicché Mendelssohn-Bartholdy, ritornando in Italia, possa scrivere nuovamente una Sinfonia Italiana. Allora anche l'economia incomincerà a migliorare.

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