|
|
Bonhoeffer e le Radici Cristiane dell'Europa Conversazione all'ASDA
Questa sera cercheremo di accostarci ad una persona molto importante sotto un profilo umano, civile, religioso, teologico: Dietrich Bonhoeffer, tedesco, pastore luterano del ramo della Chiesa confessante, chiesa formatasi all'inizio del Nazismo come reazione alla nazificazione della Chiesa nazionale tedesca. Oso affrontare un personaggio così impegnativo, pur senza averne i titoli accademici specifici, solo perché ho con lui una intensa frequentazione sin dagli anni del liceo e da allora egli è stato, insieme a padre Giulio Bevilacqua, il mio maestro e il mio punto di riferimento sul rapporto tra cristianesimo e vita contemporanea. Del resto il mio intervento vuole solo essere una introduzione ad un filmato che vi illustrerà, con efficacia e verosimiglianza i tratti salienti della sua vita. Bonhoeffer nasce il 4 febbraio 1906 (e dunque fra poco ricorderemo il centenario della sua nascita). Muore assassinato dai nazisti la mattina del 9 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossenbuerg, dopo un processo sommario, per resistenza allo Stato e su ordine personale di Himmler, ma su decisione specifica di Hitler che il 5 aprile ordinò l'uccisione immediata di tutte le persone coinvolte nell'attentato del 20 luglio 1944, uno degli ultimi assassini compiuti dai nazisti. A Flossenbuerg, sulla pietra della sua semplice tomba una scritta lo ricorda come”Testimone di Gesù Cristo fra i suoi fratelli”. Aveva 39 anni. Nasce in una famiglia di elevato livello professionale e sociale. Il padre è un celebre psichiatra e neurologo, professore e clinico eminente nel famoso ospedale della Carità di Berlino. La madre appartiene a una famiglia renana ricca di teologici e artisti. La famiglia, molto numerosa con otto figli oltre a tutti i collaboratori domestici era frequentata da molti amici ed era nota per la sua gioia di vivere, la sua serenità, la sua unità, per l'alto livello culturale e intellettuale della sua atmosfera. Anche Dietrich ama intensamente la vita in tutte le sue manifestazioni, suona il piano, canta, ama la natura, è sportivo. A tredici anni annuncia la sua decisione di diventare pastore. La decisione sorprende la famiglia che è profondamente laica ed impegnata, ad alto livello, nelle professioni civili. Ma la sua decisione sarà sempre rispettata ed agevolata. Più tardi dal carcere Dietrich Bonhoeffer esprimerà il sentimento di quegli anni felici in una lettera indirizzata ai genitori: “ma che non vi sia risparmiato di sapermi in prigione per Natale (e che quindi in tal maniera un'ombra turbi le poche ore liete che vi sono ancora rimaste in questo periodo), io lo posso superare soltanto nella misura in cui credo e so che voi non avrete pensieri diversi dai miei e che noi, comportandoci così, resteremo uniti di fronte a questa festività; e non potrebbe essere altrimenti, perché tale disposizione d'animo l'ho ereditata da voi. Non ho bisogno di dirvi quanto grande sia la mia nostalgia di libertà e di tutti voi. Per decenni ci avete saputo dare dei Natali così incomparabilmente belli che il grato ricordo di essi è forte abbastanza per illuminare anche un Natale più oscuro di questo. Soltanto in momenti come questi si ha la prova di ciò che significa possedere un passato e un'eredità intima, indipendenti dal mutare dei tempi e delle circostanze. La coscienza di essere sorretto da una tradizione spirituale ricca di secoli dà un solido senso di sicurezza di fronte a tutte le ristrettezze passeggere. Penso che chi è cosciente di possedere tali riserve di energie non deve vergognarsi, nemmeno dei sentimenti più teneri, che tuttavia a mio avviso sono propri anche degli uomini migliori e più nobili, provocati dal ricordo di un passato bello e ricco. Chi rimane saldo nei valori che nessun uomo può sottrargli, non ne verrà sopraffatto”. La sua carriera è rapida e brillante. Nel 1927, a 21 anni si laurea in teologia a Berlino. Nel 1928 a ventidue anni inizia la sua attività pastorale nella colonia tedesca di Barcellona. Nel 1931 a ventisei anni è nominato Privatdozent (libero docente) nella facoltà teologica all'università di Berlino e ordinato sacerdote. Sono di quegli anni numerosi scritti importanti. Ma nel luglio 1932 i nazisti conquistano 230 seggi in Parlamento e il 30 gennaio 1933 il presidente Hinderburg chiama Hitler alla cancelleria. Da allora la vita di Bonhoeffer è sempre più intrecciata con le tragiche vicende del nazismo. Datano dal 1933 le prime manifestazioni di opposizione al nazismo di D.B.: una trasmissione radiofonica dove critica il concetto di “fuehrer” e un articolo dove si oppone alla disposizione che impedisce alle Chiese di accogliere ebrei nel loro seno. Dal 1933 al 1938 la sua opposizione è intellettuale e morale ed è pagata con continue restrizioni alla sua attività: divieto di insegnare (1936); obbligo di soggiornare a Berlino (1938); obbligo di segnalare alla polizia tutti i suoi spostamenti e di non prendere la parola in pubblico (1940); divieto di stampare e di pubblicare qualsiasi cosa (1940). Nella notte tra il 9 – 10 dicembre 1938, il regime di Hitler scatenò la prima azione di massa e di esproprio contro gli ebrei, con migliaia di arresti, sinagoghe bruciate e saccheggi di negozi di ebrei ( per cui fu dai nazisti chiamata “la notte dei cristalli” (Reichskristallnacht) con riferimento alla distruzione delle vetrine dei negozi e delle vetrate delle sinagoghe. Oggi si preferisce parlare di “Reichsprogromnacht”. Fu da allora che D.B. passò alla cospirazione attiva, collegandosi ad un gruppo di alti esponenti dello Stato il cui leader era l'ammiraglio Canaris, capo del servizio segreto dell'esercito. Ciò gli permette di svolgere un'attività di grande utilità, anche attraverso importanti viaggi internazionali, facilitati dall'essere componente del servizio segreto. Ma la congiura viene, a poco a poco, scoperta e il 5 aprile 1943 D.B. viene arrestato. Trascorrerà un periodo di carcerazione relativamente mite nel carcere di Berlino di Tegel; nell'ottobre 1944 sarà trasferito nel carcere duro della Gestapò in Prinz Albrecht Strasse a Berlino; nel febbraio 1945 verrà trasferito nel campo di concentramento di Buchenwald e poi, alla fine al campo di concentramento di Flossenbuerg, dove sarà impiccato il 9 aprile 1945. Bisognerebbe anche parlare del suo soggiorno nei primi anni di attività a Roma dove è affascinato dalla città, dalla gioia di vivere e dalla grandiosità e universalità della Chiesa Cattolica; dei suoi viaggi in America dove, per la prima volta, si accosta ai veri diseredati delle minoranze etniche e dove perfezionerà il suo naturale pacifismo. In America i suoi amici vorrebbero trattenerlo nel 1939, ma egli vuole tornare: il suo posto è in Germania con il suo popolo e la sua Chiesa. Ci sarebbe da parlare del suo insegnamento clandestino nel Seminario segreto di Finkenwalde iniziato nel 1935 e chiuso dalla polizia alla fine del 1937, diciotto mesi di vita in comune con un gruppo di giovani seminaristi, che gli danno un grande arricchimento. Ci sarebbe da parlare anche di Maria von Wedmeyer, affascinante diciassettenne della quale D.B. si innamora profondamente. Nel 1943, poco prima dell'arresto, avevano deciso di sposarsi. Maria lo aiutò molto nel primo periodo di carcerazione e favorì anche l'uscita dal carcere delle sue lettere. Essa stessa fu destinataria di lettere di D.B. che non volle mai pubblicare. Dal 1948 Maria visse in America dove morì nel 1977 a 53 anni. Solo molto tempo dopo la sua morte, la sorella Ruth Alice von Bismarck alla quale Maria aveva affidato la corrispondenza con D.B., riuscì a pubblicarle nel 1992 (edizione italiana 1994) in un epistolario prezioso per comprendere meglio D.B. oltre che per conoscere la delicatissima e preziosa Maria. Ma troppo ricca fu quella brevissima ma intensissima vita per soffermarci su tutto ciò che meriterebbe. Bonhoeffer non è ricordato oggi solo per la sua testimonianza e sacrificio contro la barbarie nazista. Altri, come lui, hanno difeso sino al sacrificio della propria vita la causa dell'umanità e della libertà di fronte all'orrore nazista. Per rimanere nell'orbita tedesca basta pensare al fratello Klaus, al cognato Schleiger, e agli altri congiurati Oster, Sack, Canaris e numerosi altri assassinati nello stesso 5 aprile o pochi giorni dopo. O basta pensare ai coraggiosissimi studenti dell'Università di Monaco del movimento chiamato della Rosa Bianca che sacrificarono consapevolmente le loro giovanissime vite con la loro coraggiosa ribellione contro l'infamia nazista. Bonhoeffer è ricordato oggi soprattutto perché la sua azione coraggiosa fu accompagnata da un grande contributo di pensiero morale, filosofico, teologico, cristiano che, egli ci ha lasciato e che con il passare del tempo, diventa sempre più vivo ed attuale. Naturalmente il pensiero di D.B. è, sotto un profilo filosofico e teologico, molto complesso ed i commentatori, come fanno sempre, l'hanno reso ancora più complesso. Ma D.B. non amerebbe sentire che la sua opera è riservata ai teologi. Egli era innanzi tutto un pastore e sentiva pienamente l'ansia di parlare a tutti e per tutti e di essere da tutti capito. Le sue pagine più belle le scrive da pastore e da insegnante. E, quindi, anche noi possiamo soffermarci e riflettere sui punti chiave del suo pensiero, che lo fanno sempre più amare, anche nel mondo cattolico, e lo rendono sempre più attuale. Soprattutto negli ultimi anni, dopo la conoscenza diretta di una umanità sofferente che prima del carcere non poteva conoscere, D.B. affronta, di petto, una questione fondamentale del nostro tempo: come essere cristiani in un mondo divenuto adulto e senza religione. L'uomo moderno ha tolto di mezzo l'ipotesi Dio per spiegare e comprendere gli eventi del mondo. La religione non è più la chiave di lettura per spiegare il mondo. L'uomo è solo, con i suoi mandati e con la sua personale responsabilità. D.B. sa bene che il nazismo è il male assoluto ma è un male che non viene da Dio. Viene dagli uomini. Da quelli che l'hanno concepito e realizzato e da quelli che l'hanno accettato o anche solo tollerato, quelli che capivano ma non hanno alzato la loro voce per ostacolarlo. E al primo posto in questa responsabilità D.B. mette sicuramente la Chiesa , sia quella cattolica che quella protestante, che si sono affrettate a venire a patti con il nazismo se non, come la Chiesa dei cristiani – tedeschi ad appoggiarlo ed esaltarlo. Gli uomini non devono sfuggire alle proprie responsabilità ricorrendo all'ipotesi – alibi di Dio. Essi devono poter capire responsabilmente anche se l'ipotesi di lavoro religiosa non esiste più; devono agire positivamente “etsi Deus non daretur”. E di fronte alla sua insufficienza, al mistero del mondo, all'inadeguatezza della ragione a spiegare il male assoluto come il nazismo nel quale la generazione di D.B. è immersa, si apre lo spazio non per la religione come sistema, linguaggio, disciplina, ma per la fede profonda, totale, per la riscoperta di un Dio che non è quello edulcorato e didascalico delle religioni, mantenuto dalle stesse ai margini della vita, né il “Dio tappabuchi” né il “Dio attaccapanni” al quale appendere i nostri problemi, ma è un Dio centrale: “Il Dio che ci fa vivere nel mondo senza l'ipotesi di Dio, è il Dio al cospetto del quale siamo in ogni momento… io vorrei parlare di Dio non ai confini ma nel centro, non nella debolezza ma nella forza, non nella morte e nella colpa, ma nella vita e nella bontà dell'uomo…. Dobbiamo ritrovare Dio in quello che conosciamo, non in quello che non riusciamo a conoscere… Nelle parole e nei gesti della tradizione intuiamo qualcosa di totalmente nuovo e di sconvolgente, senza tuttavia riuscire ad afferrarlo e a esprimerlo. La colpa è nostra. La nostra Chiesa, che in questi anni ha lottato solo per la propria sopravvivenza, quasi fosse il suo proprio fine, è incapace di farsi portatrice della Parola riconciliatrice e redentrice per gli uomini e per il mondo. Ed è per questo che le parole antiche devono svigorirsi e ammutolire e il nostro essere cristiani si riduce oggi a due cose: pregare e operare tra gli uomini secondo giustizia”. Pregare e operare tra gli uomini secondo giustizia! Che cosa immensamente difficile sia l'una che l'altra. Ed è quando ci si sente schiacciati dalla responsabilità di essere uomini che resistono al male, che la fede ci sostiene. Vi è una bellissima preghiera che D.B. scrive, nel Natale 1943, nel carcere nazista, che illustra molto meglio di tante parole che cosa è la fede per lui: “C'è buio in me, in te invece c'è luce; Ma la resa (“Ergebung”), viene dopo il massimo impegno di cui siamo capaci ad essere nel mondo e ad essere nel mondo per gli altri, come ha insegnato Gesù Cristo, ad esercitare fino in fondo la propria responsabilità, a difendere con tutte le proprie forze la sfera della libertà e della dignità dell'uomo, bene assoluto per l'uomo, ad esercitare con fortezza i propri mandati, a resistere, operando il bene, al male nel mondo. Le lettere di D.B. miracolosamente conservate verranno raccolte e pubblicate, grazie soprattutto all'opera preziosa del suo grande amico il pastore luterano Eberhard Bethge, che ha dedicato gran parte della sua vita a riordinare e editare gli scritti di D.B., con il significativo titolo di Resistenza e Resa (“Widerstand und Ergebung”) ispirato da una lettera dal carcere del 21 febbraio 1944, nella quale D.B. riflette sul confine “tra la necessaria resistenza e l'altrettante necessaria resa al proprio “destino””. Ad un cristianesimo così esigente, così totale proprio perché così umano si accompagna un'etica (alla quale D.B. dedicherà un ampio scritto, un quasi libro che non fece in tempo a finire e che sarà pubblicato da Bethge con il titolo “Etica”, scritto prevalentemente nel 1940 e 1941, nell'abbazia benedettina di Ettal, sulle Alpi bavaresi dove passerà l'ultimo periodo relativamente tranquillo della sua vita; anche se già gli è stato proibito di insegnare, di parlare in pubblico e di insegnare e il suo telefono è controllato; Etica, Resistenza e Resa e Sequela del 1937 rappresentano i tre libri fondamentali per chi vuole approfondire la conoscenza di D.B.), un'etica dicevo altrettanto esigente ma tutta proiettata in una visione positiva dell'uomo e della vita. Non un'etica normativa ma un'etica della compartecipazione dell'uomo alla creazione divina e finalizzata ad aiutare l'uomo a realizzare le immense possibilità che Dio ha donato all'uomo: “Chi vuole affrontare il problema di un'etica cristiana deve sottostare ad un'esigenza particolarissima, quella cioè di scartare a priori come irrilevanti le due domande che l'hanno condotto a occuparsi di questioni etiche (“come posso essere buono?” e “come posso fare del bene?”) per sostituirle con la domanda, radicalmente diversa, di quale sia la volontà di Dio (…). Il senso della ricerca cristiana del bene è la partecipazione al tutto indivisibile della realtà divina”. Con questa messa in discussione dei presupposti tradizionali dell'etica normativa, Bonhoeffer apre la via per una rinnovata fusione tra eticità e azione nel mondo. Ciò che conta è l'azione responsabile del mondo e “solo partecipando alla realtà partecipiamo al bene”. Su questa premessa D.B. approfondisce, con estrema concretezza, i contenuti dell'azione responsabile. Azione responsabile che non vuol dire adesione o meno a una astratta normativa etica, ma adesione e contributo allo sviluppo della vita. Se il centro è l'azione responsabile nella concretezza della vita di ogni giorno, è su questa che bisogna concentrarsi. “Le epoche in cui il fatto etico diventa tema di riflessione sono necessarie e hanno una funzione purificatrice e rinnovatrice per la comunità umana; tuttavia, a motivo dell'essenza stessa di questo tema, non si dovranno mai considerare se non come momenti eccezionali. Se questi periodi si prolungano oltre il tempo necessario, diventano pericolosi sotto molti aspetti: l'etica cessa di essere intesa come una parola “suprema” e viene sostituita da un piatto moralismo e da un pedagogismo prosaico…. Quanto abbiamo detto a proposito della società umana ha il suo preciso parallelo nella vita del singolo. Il convulso afferrarsi al tema etico, inteso come moralizzazione della vita, deriva dal timore dinnanzi alla pienezza della vita quotidiana e dalla consapevolezza della propria inettitudine a vivere”. E dunque non è neppure facile definire se e quali spazi abbia l'etica come dottrina specifica. “E' più facile dire, per cominciare, che cosa l'etica e lo studioso di essa non devono essere: un'etica non può essere un libro in cui si spieghi come le cose di questo mondo dovrebbero andare, ma purtroppo non vanno; e uno studioso di etica non può essere un individuo che sa sempre meglio degli altri quello che va fatto e come lo si deve fare; un'etica non può essere un volume di consultazione da cui ricavare un'azione morale garantita impeccabile (…). L'etica e colui che la studia non si ingeriscono a ogni pié sospinto nei fatti della vita, ma richiamano l'attenzione sul turbamento e l'interruzione che la vita subisce (…). L'etica e chi se ne occupa non intendono descrivere in sé e per sé il modo di essere buoni, come cosa fine a se stessa, ma, parlando rigorosamente sulla base del “fatto etico” e dell'esperienza limite del dovere, vogliono aiutare l'uomo a vivere con gli altri. Imparare a vivere con gli altri nell'ambito del dovere, e non come spettatori, critici e giudici che rimangono fuori dagli eventi della vita; vivere con gli altri non per dovere, ma per l'abbondanza delle ragioni di vivere, per tutto ciò che è naturale e amato (…) insomma vivere con gli altri entro i limiti del dovere, ma non motivati da esso”. (sottolineatura aggiunta). Con questa visione dell'uomo, del divino calato nel mondo attraverso la figura di Cristo, dell'etica che niente altro è se non il senso della presenza del divino in tutto ciò che siamo e che facciamo, D.B. non poteva non essere portatore di una visione ecumenica tra le grandi religioni monoteiste. Ed egli, giovanissimo, si impegnò con l'azione e con gli scritti a favore di un ecumenismo religioso che solo negli anni più recenti ha assunto una certa consistenza. E' proprio questa sua visione di una Chiesa universale distinta e contrapposta al potere politico e alle Chiese nazionali, portate a sfociare nel nazionalismo, che lo faranno accusare di essere diventato cattolico. E non poteva non essere avversario aperto dell'antisemitismo che vedeva crescere giorno dopo giorno, essendo ancora più addolorato testimone del silenzio se non della complicità sia della Chiesa cattolica che della Chiesa protestante. Sin dal 1933 (ventisette anni) aveva scritto un saggio dal titolo “Die Kirche vor der Judenfrage” ( la Chiesa di fronte alla questione ebraica) nel quale esige che la Chiesa intervenga a quelli che sono ancora i primi segnali di persecuzione. Nel 1933 aveva rifiutato di apporre la propria firma al “Confessione di Bethel”, un documento antinazista della Chiesa confessante, nata come reazione alla nazificazione, della chiesa nazionale, documento al quale D.B. aveva collaborato, proprio perché nel testo finale erano state edulcorate o depennate tutte le prese di posizione sulla questione ebraica. E nel 1935 D.B. dirà o meglio urlerà: “Solo chi alza la voce in difesa degli ebrei può permettersi anche di cantare in gregoriano”. E in un suo frammento dell'Etica del 1940, scoperto solo molto più tardi, D.B. scrive: “Un ripudio degli ebrei da parte dell'Occidente comporta necessariamente il ripudio di Cristo; perché Gesù Cristo era ebreo”. Ed è dopo la notte del 9 novembre 1938, dopo l'inizio del progrom degli ebrei la c.d. “notte dei cristalli” che D.B., vincendo ogni incertezza, passa dalla resistenza morale e intellettuale alla cospirazione attiva. Ma, con queste visioni, D.B. non poteva non essere pacifista. Mentre i rumori della guerra montano in Europa e nel mondo, egli predica l'esigenza assoluta della pace. C'è una sua pagina straordinaria sul valore della pace: “Come arriveremo alla pace? Attraverso un sistema di conferenze politiche? Attraverso l'investimento di grandi capitali nei diversi Paesi? O piuttosto attraverso un universale pacifico riarmo allo scopo della sicurezza e della pace? No, niente di tutto questo perché così sono fraintese la pace e la sicurezza. Non c'è pace se si pensa alla sicurezza. Perciò la pace deve essere rischiata, essa è il più grosso dei rischi e non può mai essere sicura, è il contrario della sicurezza. La richiesta di sicurezza significa avere diffidenza e questa diffidenza concede nuovamente spazio alla guerra. Cercare la sicurezza significa essere i custodi di sé stessi. La pace significa affidarsi completamente alla preghiera, non volere nessuna sicurezza ma al contrario lasciare nelle mani di Dio onnipotente la storia dei popoli senza voler disporre egoisticamente di essa. Le battaglie non si vinceranno più con le armi ma con Dio. Esse saranno vinte anche là dove la strada porta alla croce. Chi di noi può dire di sapere che cosa succederebbe nel mondo se un popolo invece che con le armi in mano accogliesse il nemico disarmato e in preghiera, perciò soltanto armato della buona arma? Che il mondo a denti stretti lasci la parola alla pace e che i popoli diventino lieti perché la Chiesa di Cristo ha tolto dalle mani dei suoi figli le armi e ha proibito loro di fare la guerra: e la Chiesa annunci la vera pace di Cristo a tutto questo mondo violento e pazzo. Non c'è strada per la pace, se non la pace stessa! Non c'è strada per la pace, sulla strada della sicurezza, solo la pace conduce le guerre alla pace! Nelle lotte furibonde la pace rinuncia alle armi, si siede al tavolo e dice, che la pace è solo e soltanto la riconciliazione. E' scoppiata e noi lo vediamo, una guerra senza fine, ma gli oppressi muoiono nella paura, perché la guerra da lontano non disturba. Rischiate la pace voi popoli rischiate la pace, voi che avete sentito il richiamo della pace”. Mi sono ricordato di queste parole quando a Lipsia sono entrato nella Chiesa dalla quale partì una delle marce pacifiche che si indirizzarono, nella notte alla luce delle candele, verso il muro di Berlino e contribuirono alla sua incruenta dissoluzione. Il capo della Stasi la polizia della DDR, che si era impegnata in tutti i modi per impedire queste riunioni pacifiche in Chiesa, anni dopo scrisse. “Avevamo pensato a tutto meno che alle candele”. D.B. alla fine cessa di essere realmente tedesco per essere solamente cristiano. E “per amore della pace di Cristo desidera la sconfitta della sua patria e si impegna per ottenerla”. Su questi grandi temi: “come vivere con Dio in un mondo senza Dio”; un ecumenismo pieno; un'etica basata sull'abbondanza delle ragioni di vivere, l'uguaglianza tra gli uomini in senso paolino; il governo della pace; il pensiero di D.B. raggiunge livelli di lucidità e di audacia che ce lo rendono, ancora oggi, amico e fratello e capace di indicarci percorsi di cammino verso l'inquietante futuro. La sua fu una grande battaglia per la libertà delle persone nello Stato e dallo Stato e per la pace tra i popoli. E questa è ancora la battaglia alla quale anche noi siamo chiamati.
|
||
|
politicadomani.it |
|||