Pubblicato su Politica Domani Num 8 - Novembre 2001

Bin Laden ed i suoi compari
GUERRA SANTA CONTRO LA RAGIONE
Come, per difendere una cultura, la si nega

Giorgio Innocenti

Tutti zitti! Il dolore dei fratelli americani ce lo impone. Nessuno si azzardi a protestare per i civili afgani: "seimila morti… lo ricordate?" è l'unica risposta, come se la tragedia di New York potesse giustificare ogni scelleratezza, almeno fino a pareggiare il conto. Come se nuovi morti potessero andare a bilanciare il peso dei vecchi ed invece i morti pesano tutti dalla stessa parte: sul conto dell'umanità. Liberali, sedicenti cristiani, intellettuali di sinistra convertiti si affrettano a dichiarare una situazione eccezionale in cui ogni tentennamento è vietato: solo la condanna del terrorismo è ammessa. Chi tenta di capire cosa c'è dietro il terrorismo è un vigliacco, un antiamericano, un terrorista. Così chi interviene in un qualsivoglia dibattito pubblico per contrapporsi a questa corrente dominante si sente in dovere di premettere una professione di antiterrorismo per poi proseguire: "però…". Da qui altre accuse: ipocriti…
Mancava solo il ritorno di Oriana Fallaci a completare l'opera: un orgia di odio, volgarità, luoghi comuni davvero ben intitolata (La rabbia e l'orgoglio) giacché solo la rabbia e l'orgoglio possono partorire una siffatta scempiaggine. Nonostante ciò i nostrani paladini del non pensiero si sono gettati a magnificare l'opera della scrittrice come svelatrice delle ipocrisie di molti, contrapponendo l'unione degli americani alla divisione degli italiani, il patriottismo degli uni alla vigliaccheria degli altri. Senza capire che il vero vigliacco è chi, in un momento di difficoltà, è incapace di sostenere il peso delle proprie opinioni e si rifugia in un'ideologia comune, nel patriottismo. Quel patriottismo che nel settecento Samuel Johnson definiva "l'ultimo rifugio dei vigliacchi", lo stesso che ha giustificato la morte di tanti uomini, almeno tanti quanti sono morti in nome di Dio, o meglio, a causa del "fattore dio" (come lo chiama Josè Saramago in un articolo su "El Pais" alcuni giorni dopo la strage), nelle parole di Saramago, "…quello che è terribilmente uguale in tutti gli esseri umani […]qualunque sia la religione che professano, quello che mantiene intossicato il pensiero e aperte le porte alle intolleranze più sordide[…] che dopo essersi vantato di aver fatto della bestia un uomo ha finito col fare dell'uomo una bestia." Le pericolose analogie tra l'integralismo islamico ed il patriottismo deteriore, di una certa parte del nostro civilizzato occidente sono evidenti se si notano alcune isotopie nei discorsi di Bin Laden e Bush. Entrambi identificano il nemico con il male assoluto (lotta dell'islam contro il grande satana il primo; lotta del bene contro il male il secondo), entrambi minacciano chi si proclama neutrale: o con noi o contro di noi.
Naturalmente, come esiste una giusta dimensione della religione, esiste anche un patriottismo misurato e lodevole, ma sono convinto che, oggi, esso possa essere tale solo includendo nel concetto di patria l'intera umanità. Ciò implica che non si possa parlare se non di guerre civili.
L'indipendenza d'opinione (che è una libertà d'opinione effettiva, non solo non vietata) è la qualità che ha permesso all'uomo ogni progresso. Perciò senza temere che i paladini dell'antiterrorismo mi accusino di psicoreato rivendico il diritto/dovere di fare dei distinguo, di dissociarsi, di rifiutare una visione manichea del mondo. I ne, i ma, i però sono necessari perché nel momento in cui l'umanità (non l'occidente) combatte dei criminali con metodi altrettanto criminali non può che essere il crimine ad avere la meglio, chi nega ciò nega la stessa cultura che dice di difendere. Chi vuole spingere l'uomo contro l'uomo violentando Dio è un criminale, chi accetta questa contrapposizione o la alimenta è suo complice.
Possibile che ciò non sia evidente agli occhi dei vari Sartori, Panebianco ecc.?
Si siamo in guerra. La capacità di ragionare pare sia vittima di questa guerra.

 

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Num 8 Novembre 2001 | politicadomani.it