Pubblicato su politicadomani Num 77 - Febbraio 2008

I "lazzaroni"
Vita e costume a Napoli dal XVII al XIX secolo

 

Erano chiamati "lazzaroni" (o "lazzari") i giovani popolani di Napoli durante i secoli dal '600 all'800. Il termine ha origine dallo spagnolo "lazaros" e si rifà agli stracci di cui era avvolto il Lazzaro evangelico. Secondo Benedetto Croce il termine "lazzaro" deriverebbe dallo spagnolo antico laceria (dal latino lacerus: lacero, strappato) con cui si denominava sia la lebbra che la miseria, per cui lazaro ha il significato di pobre andrajoso ossia di pezzente cencioso.
Si trattava di giovani che, grazie anche al clima mite della città e al rapporto privilegiato con la campagna circostante, benché miseri, riuscivano a sopravvivere senza troppe preoccupazioni. Spesso sfaccendati, vivevano alla giornata adattandosi a qualsiasi mestiere occasionale, compiendo qualche piccolo furto o raggiro e mendicando.
Alcuni ritengono che costituissero una società nella società all'interno della quale era ben sviluppata una precisa gerarchia, con capi-lazzaro eletti e riconosciuti che si distinguevano dai gregari anche per il modo di vestire e di acconciarsi: berretto bianco, giacca corta e capelli rasati fin sopra le orecchie e la fronte. Probabilmente erano presenti fra di loro forme di auto-organizzazione e mutuo soccorso fra poveri che si riuscivano a sviluppare, grazie ad una certa creatività, tra i gangli delle norme di una civiltà fortemente gerachica.
Piazza Capuana a Napoli era il loro quartiere generale. Occasionalmente furono perfino incaricati dal re Ferdinando di mantenere l'ordine pubblico. Un incarico per cui vennero talvolta associati alle famose "corti dei miracoli" delle grandi capitali europee.
Non furono però dei "rivoluzionari" ante litteram ma piuttosto dei difensori della "napoletaneità": si opposero infatti all'esercito napoleonico, durante la seconda Repubblica Napoletana, a favore dei Borboni che erano i legittimi reali di Napoli.

 

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