Pubblicato su politicadomani Num 68 - Aprile 2007

Media Education
Educare ed essere educati
"e-ducere", portare fuori. il significato etimologico della parola applicato al caso dei media, con una doppia connotazione: scoprire tutto o uscire di testa

 

Si è svolta a Riyad, in Arabia Saudita, lo scorso 5 marzo la prima conferenza internazionale su "Media Education", che non vuol dire "educazione ai media" ma "educazione fatta dai media". Spieghiamo.
Nella "educazione ai media" la persona è il soggetto, l'arbitro della situazione, colui che si pone in maniera critica davanti al mezzo audiovisivo con la curiosità di scoprirlo e, dopo averlo studiato nei suoi aspetti e nei suoi effetti, con la sua conoscenza lo domina.
Nella "educazione fatta dai media" la situazione si capovolge: la persona diventa l'oggetto ed è il mezzo audiovisivo, dietro il quale ci sono tuttavia menti abilissime e spregiudicate, che domina, solletica l'individuo, lo accompagna puntando ai suoi impulsi inconsci e al suo istinto, e lo piega, infine, al volere per cui lo strumento è stato programmato. Fantascienza? Roba da "Odissea nello spazio"? Non esattamente, se a Riyad proprio in questo primo appuntamento di "Media Education" si è dibattuto arrivando a stilare una serie di dati inaspettati forse, raccapriccianti certamente, sull'impatto che le tecnologie della comunicazione hanno sul povero e indifeso utente.
Solo qualche esempio.
Sono state individuate delle precise patologie, malattie vere e proprie, dovute all'abuso di internet e collegate a fenomeni quali: la dipendenza dai giochi di ruolo; i chat multimediali; il gioco d'azzardo online; la dipendenza da sesso virtuale; la dipendenza da informazione eccessiva; la dipendenza da relazioni in rete. Fra i casi estremi e tragicamente in espansione ci sono i casi di suicidio collettivo organizzati via internet registrati in Giappone: 34 casi nel 2005 con 91 vittime. Nel 2004 erano stati 19 con 55 vittime.
Più che un mezzo di comunicazione internet è uno spazio sociale e, come tale, può essere utile o violento, culturale o diseducativo. L'importante, precisano gli esperti, è regolarlo dal basso con una sorta di codice di comportamento condiviso del tipo di quello che, in un altro contesto, regola Wikipedia, l'enciclopedia aperta online che tutti possono consultare e a cui tutti possono contribuire.
Inevitabile negli argomenti in discussione la presenza del tema Tv, bambini e spot commerciali, con l'individuazione di precise strategie di marketing usate da aziende statunitensi per attirare i clienti bambini, rigorosamente divisi in due categorie: il "cliente bambino over 3" e il "cliente bambino under 3", per i quali, ovviamente, vengono usate differenti strategie di persuasione occulta.
Un ruolo (negativo) ha anche il cellulare, i cui SMS sono sempre più usati per comunicazioni veloci. Qui la perdita è nella lingua intesa come espressione capace di manifestare ricchezza culturale e profondità di pensiero. I 160 caratteri in cui si concentra il messaggio SMS e le abbreviazioni automatiche delle parole, togliendo ricchezza alla lingua, in effetti impoveriscono l'espressione e inibiscono la capacità di pensare.
Gli esperti denunciano che i giovani rischiano di rimanere semianalfabeti e medici, psicologi e neuropsichiatri denunciano effetti negativi sulle capacità di relazioni sociali del ragazzo e sul suo carattere, con attacchi di irascibilità e disturbi dell'umore.
Ecco qualche dato che riguarda i ragazzi italiani: il 56% dei bambini tra i 9-10 anni ha un cellulare; il 38,7% lo usa per mandare messaggi SMS; il 30,2% fa in media da 1 a 3 telefonate al giorno; il 32,5% spegne il cellulare solo prima di andare a letto; i giovani fra 16 e 24 anni si inviano in media 15 messaggi al giorno e il 37% dei ragazzi fra 13 e 18 anni mostra chiari sintomi di dipendenza.
In conclusione, fra internet, Tv e cellulare, c'è il rischio reale di allevare una generazione di "idioti" repressi e schizofrenici.
Non farebbe male, allora, una buona lettura che approfondisca i problemi, ne parli diffusamente e faccia anche pensare: un libro, un giornale, una rivista, magari, perché no? qualche numero di "politicadomani", uno qualsiasi anche vecchio. Tanto, si sa, non passa di moda, non diventa mai "superato".
Per questo, forse, varrebbe la pena anche di sostenerlo un po': con il 5 per mille.

 

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