Pubblicato su Politica Domani Num 30 - Novembre 2003

Proviamo a fare un po' di chiarezza
Black out: davvero sprechiamo troppo
Servono realmente nuove centrali per essere autonomi?

di Giorgio Innocenti

Un albero caduto in Svizzera. No anzi: un albero incendiato. Insomma: l'effetto "domino". Perché il 28 settembre l'Italia sia rimasta al buio è ancora poco chiaro. Colpa degli Svizzeri, ad ogni modo. Le menti nostrane si sono affrettate a proclamare la necessità di realizzare nuove centrali. Persino Ciampi. All'inquilino del Quirinale qualcuno l'avrà suggerito. Possibile che non l'abbia sfiorato il dubbio: "come mai dopo un'estate di richieste energetiche record il tracollo è avvenuto tra sabato e domenica, a fine ottobre? Anche le fabbriche a ciclo continuo fermano le macchine il venerdì sera. E frigoriferi, banchi refrigerati, surgelatori industriali e commerciali, condizionatori che nell'estate avevano fatto crescere i consumi non lavorano certo come in agosto. Che sia colpa della notte bianca di Veltroni o della redazione di PD, che quella notte lavorava al numero d'ottobre?
Sappiamo quale era il fabbisogno energetico reale di quella notte? Certo: 22mila megawatt. Ma come: il 17 luglio 2003, attorno alle 11,30, la domanda d'energia aveva raggiunto i 53.100 megawatt, stracciando ogni primato e superando, per la prima volta, la richiesta invernale. Qualcuno è rimasto senza corrente allora?
L'Italia ha una "capacità installata" di 76mila megawatt, la potenza disponibile è di circa 49mila megawatt. La differenza è dovuta a centrali in manutenzione per guasti, ma anche ad altre inutilizzate poiché producono energia più cara di quella straniera. Così importiamo circa 6mila megawatt da Francia, Svizzera e Slovenia. La notte e nei giorni festivi l'energia di questi paesi è particolarmente a buon mercato: la richiesta è molto bassa, la produzione dei loro impianti nucleari non può essere ridotta o arrestata e così preferiscono vendere elettricità sottocosto piuttosto che mandarla sprecata. Noi che possiamo spegnere le nostre centrali ne approfittiamo, fino al prossimo black out.
Costruire nuove centrali più efficienti sarebbe un buon servigio reso al paese se fosse assicurato lo smantellamento di quelle obsolete. Purtroppo ad oggi si parla solo di costruirne di nuove. Davvero abbiamo bisogno di tanta corrente? Nel 1999, uno studio commissionato dall'Ipsep (prestigioso istituto di ricerca americano), stimava come l'Italia potesse risparmiare una potenza di circa 15mila megawatt solo sostituendo le apparecchiature elettriche in uso con quelle più efficienti allora sul mercato. Andrea Masullo (responsabile progetti clima ed energia del WWF) fa notare, in un articolo uscito sul settimanale Vita, come nel nostro paese "le perdite di energia elettrica dovute alle condizioni della rete sono di 10mila megawatt". 10mila più 15mila fanno 25mila megawatt di potenza sprecati. E vogliamo nuove centrali? Sarebbe come riempire una tinozza senza tappo, non riuscirvi e perciò aumentare il flusso dell'acqua. Recuperiamo questi 25mila MW: potremo permetterci di soddisfare il fabbisogno e chiudere le centrali obsolete senza costruirne di nuove e lasciando inalterati gli stili di vita.
Ad oggi in gran parte degli uffici pubblici non sono ancora adottate neanche le lampade fluorescenti che ridurrebbero di tre quarti le spese d'illuminazione. Le misure di risparmio energetico contenute nel Decreto Ministeriale del 24/04/2001, (in corso di modifica) ed in particolare i "Certificati Bianchi" o di "Efficienza Energetica" ancora non vedono applicazione. La sostituzione delle elettrotecnologie inefficienti darebbe inoltre impulso al mercato e creerebbe occupazione.
Il fatto è che le grandi centrali sono un affare consistente per le imprese produttrici. Dietro ai gruppi energetici finiamo per ritrovare sempre i soliti nomi, grandi sacerdoti del potere economico nostrano: si capisce perché la sfera della politica sia tanto sensibile alle istanze pro-centrali e così sorda alle battaglie delle comunità locali che stanno osteggiando la nascita di megacentrali un po' ovunque sul territorio. I comitati locali non sono certo mossi da considerazione di sostenibilità globale bensì dallo spettro dei danni che la specifica centrale cui si oppongono potrebbe arrecare al loro territorio.

 

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Num 30 Novembre 2003 | politicadomani.it