Pubblicato su Politica Domani Num 26/27 - Giugno/Luglio 2003

Onnipotenza

Emanuela Stabile

L’uomo è creatore del proprio destino? Una domanda, mille risposte ...
Nel 2000 l’uomo è onnipotente, o almeno ha la credenza di esserlo. Incurante delle conseguenze alle proprie azioni, ha distrutto tutte le prove d’amore che Dio gli ha donato. Iniziando dalla natura considerata nobile da Aristotele, è arrivato a complicare, distruggere, dilaniare la propria vita.
Sono nate così le varie droghe chiamate “leggere”che smantellano l’intelletto umano.
Seneca diceva che “ogni uomo è artefice del proprio destino” e come tale aveva il libero arbitrio.
Siamo nati liberi, obbedienti ad un solo re: Dio, che non ci ha chiesto niente, ci ha dato tutto eppure noi non lo sappiamo apprezzare. Perché? Forse non sappiamo decidere.
Basti pensare agli anni che hanno preceduto la venuta di Cristo. Quanti riti, animali, uomini, bambini, propri figli abbiamo sacrificato a degli dei ignoti che però temevano insieme alla morte!
Quando Dio ha deciso di comparire attraverso suo Figlio a tutta l’umanità, gli indecisi perenni hanno scelto di schernirlo, deriderlo e ucciderlo per un valore che neanche essi sapevano qual’era.
A che pro? Per far vedere che erano superiori o coraggiosi?
Ma abbiamo sempre il libero arbitrio. Pico della Mirandola diceva che Dio ci ha posti al centro dell’universo per scegliere più facilmente. Scegliere di amare, odiare, anche uccidere e morire.
Basti pensare a uomini come Petronio che tagliandosi le vene prima e ricucendole dopo, ha scelto di svelare gli inganni dell’imperatore sicuro che “vivo andrà sulla bocca degli uomini”
...La morte...
Unica certezza nel mare dei dubbi. Uomini come Petrarca, erano certi solo dell’inarrestabilità del trascorrere del tempo verso la morte, per questo bisogna godere del presente senza credere al futuro e a vane speranze. L’arco della vita può spezzarsi, rompersi e far cadere l’uomo nel buco nero che più teme.
È vero anche che ci sono uomini stupendi, come mio padre, che non hanno scelto di morire ma lo hanno dovuto fare per un oscuro motivo che a noi vivi non è dato sapere. Hanno vissuto sempre dando tanto amore a chi non lo aveva, aiutando il prossimo come un figlio, amando i figli più della sua stessa vita. Uomini che non hanno fatto niente per meritarsi la morte che, a soli cinquanta anni, hanno tagliato il filo della vita. Non è giusto che Dio faccia pagare gli sbagli dell’umanità a uomini così deliziosi, buoni, ottimi. Non è giusto che un padre muoia senza vedere le figlie crescere, vedere che i suoi sforzi non sono stati vani, che il suo amore ha fatto diventare donne le sue piccole bambine che hanno ancora tanto bisogno di lui, primo uomo che hanno mai amato nella loro vita.
Non è giusto che un padre muoia mentre la figlia si trova in un’altra nazione e che questa non abbia un’ultima possibilità di dirgli “grazie papà, ti voglio tanto bene”. Non è giusto sapere che il corpo del padre con cui sei cresciuta, sia freddo, congelato, immobile e che si trovi in una bara. Non è giusto che un cuore così buono smetta di battere all’improvviso, senza preavvisi. Non è giusto essere impotenti. Non è possibile che una figlia perda il padre a soli 17 anni e viva sapendo che a 18anni, all’esame di maturità, al suo matrimonio, nei piccoli attimi della sua vita, l’uomo che vorrebbe vicino non ci sarà. Non è possibile che dopo tanti sforzi un uomo non possa vedere le soddisfazioni del suo lavoro.
Non bisogna prendersela con Dio, perché noi avremmo scelto come Lui: tra una mela cattiva e una buona, quale sceglieremmo? Lui, quella buona.
In finale, l’uomo tanto onnipotente non è, tanto creatore del proprio destino non può esserlo, e tanta sicurezza della vita non può averla.

 

Homepage

 

   
Num 26/27 Giu/Lug 2003 | politicadomani.it