Pubblicato su Politica Domani Num 26/27 - Giugno/Luglio 2003

Copyright
Addio cd masterizzato
La nuova legge sul diritto d'autore

Roberto Palladino

Quasi la metà del software presente sui computer delle aziende italiane è illegale cioè senza licenza, per una danno stimato di circa 51 milioni di euro l'anno. Il dato emerge dal convegno nazionale sulla pirateria informatica che si è svolto a Palermo lo scorso 12 giugno. A questa si aggiunge la pirateria musicale. Secondo le ultime stime circa un quarto dei cd in circolazione sono masterizzati illegalmente, per un volume di affari di 120 milioni di euro l’anno. Infine l’incubo di tutti i discografici: lo scambio di file attraverso internet. Non più solo canzoni ma anche interi film che grazie alla fibra ottica e alle sempre più diffuse connessioni ADSL, possono essere scaricati sul proprio computer in un paio d’ore. Secondo la federazione pirateria musicale, in Italia negli ultimi anni si è assistito per questo ad un crollo dell’occupazione del settore con un perdita di circa il 30% dei posti di lavoro. Le aziende hanno deciso di rispondere alle armi della pirateria con i suoi stessi mezzi, vale a dire con le nuove tecnologie. Da qualche tempo infatti molti cd musicali contengono un sistema che dovrebbe evitare la duplicazione e la messa in rete delle canzoni. Per ora non ci sono ancora dati certi per comprendere se tutto questo funziona. In molti però già lamentano che i nuovi cd hanno problemi ad esseri letti dal computer, mentre su internet già girano programmi che consentono di “crackare” i codici di blocco - ossia di rendere masterizzabile anche un cd antipirateria-. Ma, secondo quella che sembra essere per ora solo una leggenda metropolitana, le case discografiche starebbero diffondendo nei siti che consentono lo scambio gratuito di file delle vere e proprie trappole. Insieme alla canzone da scaricare, sul computer si installerebbe anche un programma in grado di cancellare tutti gli mp3 presenti nell’hard disk, oppure di creare danni come un vero e proprio virus. Dove non può la tecnologia arriva la legge. Dallo scorso 29 aprile è entrata in vigore anche in Italia la direttiva europea sul diritto d’autore. I primi a gioire sono stati i discografici che si dicono soddisfatti delle nuove regole dettate da Bruxelles. Il decreto, che integra e in parte sostituisce la precedente legge del 1941, da una parte detta norme più severe per chi non rispetta le regole del copyright, dall’altra rafforza i diritti degli autori. L’articolo 71 comma 6 del decreto sancisce che la copia per uso privato viene ancora consentita solo “ a condizione che tale possibilità non sia in contrasto con lo sfruttamento normale dell'opera o degli altri materiali e non arrechi ingiustificato pregiudizio ai titolari dei diritti.” Dalla norma quindi sembrano salvarsi i cd masterizzati per uso privato; ma ecco che il comma 4 dell’ Art. 102 sancisce che i titolari di diritto d’autore “possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti”. In parole povere la norma autorizza i dispositivi anticopia. Viene quindi di fatto negata la possibilità di masterizzare un cd. Il vero problema, se di problema si può parlare, è infatti il passaggio dall’analogico al digitale. Un cambiamento epocale che fa si che non ci sia più alcuna differenza tra l'originale e la sua copia. Una preoccupazione questa espressa recentemente in un’intervista apparsa sul sito internet ilnuovo.it anche dal Commissario della Siae Mauro Masi. “ In un mondo in cui non esistono più barriere fra l’originale e la copia, e tutto è originale, […] perde senso il concetto del diritto d’autore come diritto esclusivo”. Per Masi la soluzione sta in una legislazione comune a tutti i paesi che serva a colpire soprattutto le grandi organizzazioni che sfruttano la pirateria vendendo cd copiati. Decidere di colpire realmente chi scarica ogni giorno file mp3, significherebbe infatti dover indagare milioni persone che ogni giorno utilizzano programmi per scambiare canzoni film e quant’altro su internet. Un atto che non ha assolutamente nulla di illegale quando riguarda lo scambio di file per i quali gli autori hanno dato la loro autorizzazione, oppure quando si tratta di programmi copyleft. Questi ultimi sono programmi buoni come quelli a pagamento ma gratis, senza licenza e di libero uso. Prodotti da molti indicati come la vera svolta rispetto al copyright. Sarà un caso, ma il fatto che anche il sito di una delle più grandi organizzazioni mondiali per la tutela del software commerciale, l’americana BSA, funzioni grazie ad un programma gratuito chiamato Apache, non può che far sorridere.

 

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