Pubblicato su Politica Domani Num 23 - Marzo 2003

SFSP
Sviluppo solidale e responsabilità
Martedì 8 aprile inizia il nuovo ciclo

Maria Mezzina

Siamo a metà dell'opera, per quanto riguarda il nostro programma, e solo all'inizio di un lungo cammino di assunzione di responsabilità nei confronti di chi ci è intorno. Non importa se vicini o lontani perché i confini sono caduti e ora solo chi vuole essere sordo e cieco può chiudersi pauroso e rancoroso nel suo guscio. La televisione ha perso il suo primato, oggi i giovani (e tanti che non sono più giovani) usano il computer e si informano su internet. Veloci, immediatamente confrontabili, notizie ed immagini arrivano sulla scrivania a un colpo di click. Il mondo diventa accessibile tutto insieme. Occorre però capire e trovare mezzi e strategie per trasformare in azione concreta lo stupore e lo sdegno che viene da tante situazioni di ingiustizia e di prevaricazione. E per fare questo il click del mouse non basta più: occorre riflettere insieme, parlare, allacciare contatti, formulare proposte, essere presenti. È finita l'epoca delle deleghe in bianco ai partiti al governo che avevano appunto il suo compito "governare". Negli ultimi 40 anni la gente si è distratta: fiduciosa ha lasciato fare ai governi che di volta in volta eleggeva, e ha volto le sue energie alla costruzione del proprio individuale "benessere". Lo sforzo di capire e prepararsi a guidare e modificare gli eventi è stato lasciato ai politici e a chi si accingeva a intraprendere questa "professione". Così la politica, che è innanzi tutto servizio, è diventata "strategia di potere" e come tale è entrata, oggetto di studio, nelle scuole di partito e nei sindacati. Il tentativo di ridare dignità alla politica è venuto dagli ambienti cattolici, nella metà degli anni '80, attraverso le scuole di formazione socio-politica. La classe al potere preparava una nuova classe a sua immagine e somiglianza per sostituirla a se stessa al potere. Ancora una volta la gente non veniva coinvolta e continuava a costruire il proprio piccolo e limitato benessere senza occuparsi di quello che stava accadendo intorno.
Intanto chi già aveva il potere lo stava consolidando. Conquista dopo conquista ci sono state, nella economia e nella politica, scalate alle posizioni di comando. Strappo dopo strappo sono state stravolte molte regole: le regole della democrazia, con norme che hanno permesso la concentrazione dei poteri; le regole della concorrenza leale, con la eliminazione sistematica delle piccole imprese e la formazione di multinazionali (costituitesi in cartelli per evitare una sgradevole concorrenza, salvo poi divorarsi reciprocamente sui palcoscenici delle finanze internazionali); le regole della rappresentanza, con la soppressione di fatto della voce delle minoranze. Passo dopo passo si è arrivati alla situazione di adesso: la povertà e l'insicurezza aumentano, i governanti, se non sono lì per interessi personali e desiderio di onnipotenza, sono lì confusi, a dir poco, e quindi inefficaci. E intanto premono alle porte di casa (letteralmente) i poveri del mondo (l'80%) che vivono con le briciole che gli altri (il 20%), che sono capaci di consumare l'80% delle risorse mondiali (e non sono ancora sazi), lasciano loro. Ora però quello che prima potevano sapere solo in pochi è diventato conoscenza di tutti. Tramite internet arrivano immagini e notizie, si costruiscono reti di solidarietà, la società civile si organizza; sono preziosi per questo anche i lavavetri ai semafori, l'amicizia fra i nostri figli e i loro compagni di scuola "extracomunitari", le testimonianze degli intellettuali e dei professionisti venuti da lontano che stanno entrando a far parte di diritto della nostra cultura. La precedente delega alle istituzioni è stata, se non tolta, posta sotto osservazione da quella enorme massa di gente che è sfilata per le strade il 15 febbraio per dire NO a una guerra che vogliono ormai solo in pochi, ricchissimi e arroganti, e quelli che con loro hanno simpatizzato. Così come ci sono le multinazionali dell'economia che si muovono per esercitare il loro controllo sulle risorse naturali e umane del pianeta, anche l'informazione può organizzarsi con il tam tam e i segnali di fumo dei "primitivi" di un tempo e diventare globale; anche la solidarietà può diventare globale e la società civile può organizzarsi a livello planetario, per portare avanti la propria visione di una realtà costruita su valori di giustizia, di fratellanza e di pace decidendo persino di cambiare quegli stili di vita sui quali i furbi hanno costruito la loro potenza e le loro ricchezze. Per parlare di "SVILUPPO SOLIDALE E RESPONSABILITÀ INDIVIDUALI E COLLETTIVE", ci saranno due ospiti alla Scuola di Formazione Socio-Politica: il Prof. Francesco Cultrera s.j., docente alla scuola di Formazione politica "Pedro Arrupe" di Palermo, scrittore, giornalista, impegnato nelle redazioni di riviste quali "La civiltà cattolica" e "Orientamenti sociali", e il Prof. Giovanni Battista Montironi, esperto in comunicazioni, sociologia dei sistemi socio-economici e di sviluppo locale in America Latina, già docente di sociologia del lavoro e dell'industria. Padre Cultrera analizzerà il tema dal punto di vista della politica interna. Il Prof. Montironi affronterà il tema nelle sue implicazioni internazionali.

L'appuntamento è per martedì 8 aprile, alle ore 18:30 nella sala "Micara", all'interno del chiostro del palazzo vescovile, in corso della Repubblica 347 a Velletri.
L'ingresso è libero.
Al termine del ciclo che oltre a questo convegno prevede anche un dibattito martedì 15 aprile, a chi lo desideri sarà rilasciato un attestato di partecipazione, secondo le modalità previste dal programma della scuola.

 

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Num 23 Marzo 2003 | politicadomani.it