Pubblicato su Politica Domani Num 2 - Febbraio 2001

Una morale minima a garanzia dei diritti
ETICA MEDICA: è possibile darsi delle regole?

 

Aborto, eutanasia, fecondazione in vitro, clonazione umana, temi ricorrenti sulle pagine dei giornali. Come deve porsi di fronte ad essi il legislatore? Per trattare la questione con la dovuta obbiettività, è necessario innanzi tutto chiarirsi su quale debba essere il compito dello Stato: deve garantire al cittadino dei diritti e vigilare che siano rispettati (come dovrebbe accadere nello Stato di diritto e nella sua evoluzione, lo Stato sociale) ovvero deve assicurare un non meglio precisato bene comune (come si prefigge lo Stato totalitario)? Non potendoci dilungare su tale questione, daremo per scontato che il compito dello Stato sia il primo.

Tenuto conto di ciò, possiamo affermare che l'unica limitazione che lo Stato può dare ad un cittadino è il divieto di commettere azioni che ledano i diritti degli altri. Questa affermazione potrebbe andare, in linea di principio. Se però la si cala nella realtà, ci si rende conto che sovente per tutelare un diritto se ne lede un altro. Un esempio può essere chiarificatore: per tutelare il diritto alla vita di un pedone si obbliga l'automobilista a fermarsi al semaforo; si lede così il diritto di quest'ultimo ad arrivare dove è diretto il più rapidamente possibile. Il caso portato è volutamente banale. Non sempre però è così intuitivo stabilire l'ordine di valori tra diritti contrapposti né dove realmente risiedano diritti meno evidenti.

Per tornare al campo medico: è prevalente il diritto della donna di decidere se portare avanti una gravidanza sgradita ovvero il diritto alla vita del feto? È realmente titolare il feto di un tale diritto? In alcuni casi il legislatore deve chiedere soccorso al giurista e all'uomo di scienza. È indispensabile altresì che rifugga da argomentazioni puramente di carattere etico-morale o religioso. Il caso dell'aborto è esemplare. Questo non può essere proibito partendo da considerazioni che facciano capo esclusivamente alla morale cattolica, poiché si negherebbero i diritti di quella minoranza, o maggioranza, della popolazione che non fa riferimento a tale sistema morale. D'altronde non si può permettere l'aborto solamente in nome di un'emancipazione della donna, ignorando la possibilità di ledere altri diritti.

Di fronte a temi che presuppongono risposte divergenti a seconda della religione o filosofia che si segue, in uno Stato laico e pluralista, è necessario adottare una 'morale minima'. 'Un minimo comun denominatore morale' può essere rintracciato nelle diverse credenze e su di esso si deve basare anche l'approccio alle questioni di etica medica. Emblematico è il caso dell'eutanasia: ogni cristiano non può che condannarla, ma con quali argomentazioni uno Stato laico può impedire ad un malato terminale di porre fine alle sue sofferenze?

Giorgio Innocenti

 

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