Pubblicato su politicadomani Num 105 - Luglio 2010

Allora, cosa fare?

di Marco Vitale

Sono così giunto al termine di questa lunga chiacchierata, non perché si siano esauriti gli argomenti o perché sugli stessi non ci sia altro da dire, ma perché credo di avere motivato sufficientemente la mia risposta, inizialmente troppo sintetica.
C’è un ultimo punto che ho solo sfiorato e che vorrei ora approfondire, perché si lega proprio alle domande che Tu formuli. La Banca d’Italia stima che la manovra comprimerà la crescita del PIL di poco più di mezzo punto nel prossimo biennio, attraverso un freno di consumi e di investimenti. Non abbiamo motivo di dubitare di questa stima, certamente accurata. Ma la Banca d’Italia prosegue dicendo anche che per compensare questo effetto è possibile e necessario rafforzare il potenziale di espansione dell’economia, estendendo l’occupazione, rafforzando la produttività e la competitività del sistema e per questo, “un settore pubblico più efficiente è precondizione”. Dunque non si deve stare fermi, ma operare su tutta la scala, cercare ed avviare nuove linee di sviluppo, soprattutto operando con i metodi microeconomici che sono gli unici in grado di individuare dove sono possibili nuovi sviluppi concreti. Io sono stato l’unico a scrivere: ben venga la riduzione del PIL se coincidesse con uno sgonfiamento dell’economia criminale e della tangente. Ora dico: ben venga la riduzione del PIL se fosse originata da una riduzione dei dipendenti pubblici, collegata ad un aumento di produttività delle PA (come sai il calcolo del contributo al PIL dei dipendenti pubblici è, per convenzione, uguale al loro costo, sicché se il loro numero salisse da 4 a 10 milioni registreremmo un grande incremento del PIL, mentre se li diminuissimo a 2,5 come dovrebbe essere, avremmo, in prima battuta, un calo del PIL). Ogni volta che si ristruttura un’azienda in crisi, bisogna accettare e programmare una diminuzione del fatturato, mentre si realizzano gli aggiustamenti necessari per ritrovare una nuova via di sviluppo. Non è solo la crescita o la diminuzione del PIL, cui dobbiamo guardare, ma la sua composizione, la sua qualità.
E qui mi lego alla Tua domanda: “Non sarebbe meglio concentrare su educazione, scuola, cultura, informazione corretta, un po’ di risorse per un cambiamento di stili di vita improntati a serietà e sobrietà generalizzati?” La risposta è: sì.
È esattamente quello che ha fatto la Merkel con la sua ineccepibile manovra che ha unito ad una riduzione forte della spesa pubblica, investimenti importanti nei settori che dici Tu. Come sarebbe stata positiva se mi avessi chiesto: non sarebbe meglio avviare i progetti di infrastrutture e modernizzazioni, anche con l’aiuto di finanziamenti di mercato, che città come Napoli, Palermo, Milano aspettano da decenni? Come sarebbe stata positiva se mi avessi chiesto: non sarebbe meglio che gli enti locali vendessero le loro partecipazioni in quel ginepraio di imprese che altri meglio di loro saprebbero gestire e che sono, in gran parte, pure greppie per decine di migliaia di amministratori pubblici?
Tutto ciò e molto altro ancora, però, non si pone in alternativa ad una manovra di rigore e di tagli, ma come sviluppo, integrazione, completamento della stessa. E mi conforta vedere che sostanzialmente sulla stessa linea di lettura si è posto l’economista di sinistra che più stimo, per competenza ed onestà intellettuale, il senatore Nicola Rossi (indipendente, eletto nelle fila del PD).
Sono molto d’accordo anche con la Tua raccomandazione di fare rete tra le forze positive che esistono e che sono in aumento. Anzi, come sai, io mi spendo molto in questa direzione, con passione ed entusiasmo. Ma anche con la lucidità di sapere che lavoriamo per i tempi lunghi e questo non solo a causa della “classe politica che abbiamo” ma soprattutto per quello che siamo diventati: un popolo di cultura molto bassa.
Io, l’ho già detto, sono, alla lunga, positivo sulle capacità del popolo italiano, e penso che, in un modo o nell’altro, saremo capaci di fermare le derive e le degenerazioni che ci stanno portando completamente fuori strada. Ma, per i tempi brevi, riprendo le ultime parole del mio libro che ricordano quanto disse Benedetto Croce nel 1938 al suo editore Giovanni Laterza: «Io noto in Italia una sorta di ebetudine. Bisogna avere fiducia nell’avvenire e coraggio nel presente. Passerà».

Con stima ed amicizia.
Marco Vitale
Milano, 12 giugno 2010

 

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