Pubblicato su politicadomani Num 105 - Luglio 2010

Il centro storico non è un museo

di A. G.

Marano è la sintesi tra più centri storici: nati come Casali sono patrimonio della Comunità. La loro conservazione e/o trasformazione deve essere un processo condiviso dalla comunità.
A questo scopo è stato presentato (Stefania Fanelli, SEL) un ordine del giorno volto a preparare gli strumenti necessari alla conservazione e al recupero di queste aree attualmente minacciate dalla super DIA (L. 443/2001) e il Piano Casa (L.R. 19/2009). Processo che “deve essere accompagnato da una elaborazione culturale, sociale ed economica per rendere il centro storico non un museo ma parte viva e attuale della città attraverso un processo condiviso su cui definire la necessaria articolazione tra ciò che va preservato e restaurato e ciò che va trasformato”.
Nel documento si fa appello ai principi di valore costituzionale e alla normativa vigente a tutela del patrimonio: “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (Costituzione Italiana, Art. 9, comma 2). Per la sua collocazione tra i principi fondamentali, la norma attribuisce alla tutela di questi beni un valore "superiore", idoneo a qualificare, orientandola, la stessa azione dei pubblici poteri.
La normativa definisce agglomerati di valore storico le “strutture urbane in cui la maggioranza degli isolati contengono edifici costruiti in epoca anteriore al 1860, anche in assenza di monumenti o di edifici di particolare valore artistico” che hanno mantenuto la riconoscibilità delle tradizioni, dei processi e delle regole che hanno presieduto alla loro formazione e sono costituiti da patrimonio edilizio, rete viaria e spazi inedificati. E distingue “centri storici”, “nuclei antichi” e “quartieri urbani antichi”.
Il documento è stato sottoscritto dai consiglieri di Sinistra Unita. E il PD? Il PD “prende” tempo.

 

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