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Dirigere attraverso il terrore Milano, 3 marzo 2008
È venuto il momento di ritornare con alcune riflessioni più organiche sul tema di alcune ondate di terrore che hanno agitato le nostre vite negli ultimi dieci anni (vedi numero di febbraio 2008). Ricordate l'allarme per il rischio epidemico legato a un virus di origine aviaria lanciato tre inverni fa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)? Il rischio fu quantificato da OMS in “almeno un milione di morti”. Fortunatamente non è successo niente ed il contagio veloce uomo – uomo si è dimostrato una bufala. Ricordate la SARS che ha atterrito il mondo tra novembre 2002 e fine luglio 2003? Moderatamente colpiti furono solo Sud-Est asiatico e Canada: 898 casi, 774 morti, in Italia 4 casi di importazione. Anche qui le previsioni parlavano di milioni di morti. Ricordate la BSE (c.d. epidemia della mucca pazza) e il terrore che fu scatenato intorno alla stessa che ci obbligò persino a rinunciare alla costata con l'osso? Bilancio a livello mondiale: 163 casi, di cui 129 in Inghilterra, 6 in Francia, 1 in Italia. Anche la BSE puramente bovina è sparita: nel 2007 in Italia si sono ammalate 2 vacche. Qualcuno può pensare che sono state le opportune difese che hanno evitato il peggio. Queste difese, forti e tempestive, sono state una buona cosa e testimoniano di un sistema difensivo più che efficiente. Ma ormai esiste un consenso sul fatto che il messaggio terroristico fu molto esagerato e creò un pericoloso e ingiustificato panico. Queste ondate di terrore sanitario non esauriscono il fenomeno. Vi è stato e vi è il terrorismo ambientale che si è sbizzarrito in tante direzioni, spesso in plateale conflitto con la realtà. Ci hanno convinto di vivere in un'epoca in cui i disastri naturali sono sempre più frequenti e crescenti. Eppure secondo studi seri e oggettivi la media annua di morti per catastrofi naturali era di 500.000 persone negli anni venti del novecento, mentre è scesa a 19.900 nel periodo 2000-2006. Vi è il terrorismo economico-finanziario. Ad ogni crisi congiunturale si evoca il fantasma della grande crisi del '29 del novecento. Eppure gli studiosi seri della crisi del '29, come Hyman Minskey, uno dei maggiori studiosi di quel periodo, ci hanno spiegato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che evocare quel periodo non ha alcun senso. Da allora tutto è cambiato, nelle istituzioni, nel sistema finanziario internazionale, nel livello di integrazione delle economie mondiali, negli strumenti di tutela e di sorveglianza, nello spazio e negli strumenti di interventi difensivi da parte dei governi e delle banche centrali, nella maturità delle persone, nel peso assunto dal risparmio gestito, per cui rievocare quel tempo e quella crisi serve solo a fare pericoloso terrorismo. Confonde le idee, toglie lucidità, rende difficile capire la natura delle crisi attuali. Ad esempio, oggi l'economia mondiale è in subbuglio a causa di una crisi bancaria grave. È una crisi molto grave ma per essere affrontata seriamente richiede una precisa analisi delle sue cause attuali, piuttosto che sviluppare improbabili nessi con crisi del passato, come quella del '29. La crisi bancaria odierna non è dovuta a fatti misteriosi, né a eventi esterni come fu la crisi della borsa nel 2001, a seguito dell'attacco terroristico alle torri gemelle, né a particolari difficoltà dell'economia. È dovuta semplicemente a cattiva gestione bancaria. A dimostrazione che non parlo con il senno di poi lasciatemi citare quanto scrivevo nel luglio 2006 quando le fonti ufficiali americane negavano l'esistenza della bolla immobiliare e prevedevano una discesa della crescita dell'economia americana solo dal 4 al 3%: “E se nel 2007 la crescita americana scendesse all'1,5%? L'esistenza della bolla immobiliare è negata dalle fonti ufficiali, ma essa esiste ed è grossa e può venire misurata dallo squilibrio tra il reddito prodotto dalle famiglie e il patrimonio soprattutto immobiliare che questo reddito deve sostenere. Il reddito prodotto non è in grado di mantenere e finanziare questi valori. Questi sono stati sostenuti dal sistema bancario che ha continuamente rifinanziato i debiti ipotecari. Questo treno è ora arrivato al capolinea. Molte famiglie dovranno vendere gli immobili dei quali non sono in grado di pagare le rate dei mutui (tra l'altro per un terzo assunti a tassi variabili nel frattempo fortemente cresciuti); questo deprimerà i valori; e ci saranno molti crediti in sofferenza nel sistema bancario. Inoltre questa percezione di grande ricchezza (in parte cartacea) ha spinto in alto i consumi, ancora una volta a livelli disallineati con il reddito effettivo guadagnato. Le famiglie dovranno ridimensionare significativamente i loro consumi”. Dunque era possibile prevedere correttamente i probabili sviluppi. Perché i grandi uffici studi delle grandi banche non fecero previsioni corrette? Perché per fare previsioni corrette, bisogna essere in primo luogo persone libere ed in secondo luogo essere almeno aspiranti persone per bene. E questo non sono la maggioranza dei vertici bancari mondiali, corrotti come sono dagli spropositati e totalmente ingiustificati guadagni che realizzano. La gran parte di questi guadagni è rappresentato da “bonus” basati su operazioni arrischiate, virtuali, cartacee, e sviluppate a danno del mercato e dei risparmiatori. In un siffatto contesto è meglio giocare sino in fondo, sino a quando le bolle scoppiano, danneggiando miliardi di persone e facendo loro credere che tutto ciò è frutto del “destino cinico e baro”, cioè facendo del terrorismo psicologico. Vi sono state ondate di terrorismo alimentare, di terrorismo legato ai grandi fenomeni di immigrazione, e in altri campi. Vi è qualcosa in comune tra queste ondate di terrorismo psicologico? Perché questa evidente tendenza ad esasperare paure, anziché a spiegare alla gente i reali termini dei problemi? Non è facile dare una risposta sicura a queste domande. Dobbiamo, per ora, accontentarci di ipotesi, per impostare delle prime riflessioni. In relazione alle ondate di terrorismo sanitario è stato autorevolmente sostenuto che queste ondate sono state alimentate e sostenute dai grandi produttori di farmaci. Ritengo questa ipotesi demagogicamente attraente, ma poco verosimile. E' più convincente indirizzarci verso spiegazioni politico-burocratiche. E' una antica tendenza del potere politico-burocratico di cercare di governare attraverso il terrore. E' una tendenza questa non ignota neanche nel governo delle imprese, dove si è coniato il termine “management by terror”. Un popolo o una comunità è più facilmente governabile se è dominato dalla paura. Questa è l'idea di fondo sottostante, ed in certe situazioni ed a breve, ciò può essere vero. Ma il mondo sarebbe un luogo più gradevole in cui vivere se prevalesse una politica alternativa basata, invece, su: conoscenza scientifica, informazione corretta, consapevolezza, senso di responsabilità, compartecipazione informata dei cittadini, Ma ciò richiederebbe governanti responsabili, organismi mondiali (tipo OMS) indipendenti, banche dirette da persone serie e per bene, informazione oggettiva e professionale, popolazioni responsabili e dotate di capacità critica tale da resistere alle grandi ondate mediatiche e di moda. Ma, nella sua memorabile lezione ad Harvard nel 1977, Solzenitzin disse: anche voi avete una grande dittatura; sono le ondate delle grandi mode che vi inondano e contro le quali non avete alcuna possibilità di resistere. Purtroppo aveva perfettamente ragione.
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