Il silenzio dei cattolici
Marco Vitale

Scritto per Club 3
Milano, 10 gennaio 2007

 

Un lettore mi scrive che la figlia ha ricevuto dalla sua banca una magniloquente lettera a colori firmata dal megapresidente della banca, nella quale si annuncia, con gaudio, l'aggregazione della stessa con primario istituto nazionale. Le due banche, si legge nella lettera “condividono valori e impegni, ispirati a comportamenti socialmente responsabili consapevoli del proprio ruolo di motore di sviluppo del paese”; conseguentemente la lettera augura un buon anno “ricco di opportunità per i 12 milioni di clienti”. La figlia ha compiuto, in questi giorni, i 18 anni e possiede un piccolo conto con risparmi raggranellati con piccole rinunce a consumi e depositando parte delle mancette. In occasione del compleanno riceve dalla banca un'altra lettera una “dichiarazione di trasparenza (costo 5,4 euro) ove, in un percorso ardito tra asterischi e clausole illeggibili, si deduce che il tasso attivo del conto viene ridotto, dalla data del compleanno ed a causa dello stesso, dallo 0,5% allo 0,010%”.

Prendo le mosse da questo piccolo sopruso per una riflessione impegnativa. In Italia è in atto un processo di concentrazione e sopraffazione economica di proporzioni gigantesche, accompagnato da una retorica assordante. In questo processo ciò che è sempre e comunque assente è il cliente, l'interesse del cliente. Pochi sanno che il processo di concentrazione bancaria realizzato da noi ha raggiunto livelli in altri paesi sconosciuti. Non esiste altro paese sviluppato dove i primi dieci istituti bancari controllino una percentuale così elevato (circa 70%) del totale degli attivi bancari. Questo processo mai ha posto tra i suoi obiettivi l'interesse dei clienti: quale vantaggio hanno tratto i clienti da questo processo? E' diminuito il costo del denaro? No, è aumentato. E' diminuito il costo dei servizi? No, è aumentato. E' migliorata la qualità dei servizi (o almeno è stata rilevata, misurata, si è chiesto ai clienti cosa ne pensano?) No, è diffusa la percezioni di un netto peggioramento, soprattutto per i piccoli. Lo stesso vale per i monopoli energetici (ENEL e ENI) che da monopoli pubblici sono semplicemente diventati monopoli privati, più arroganti, più irresponsabili, più condizionanti la politica, il parlamento e il mercato che mai. L'unica differenza è che adesso pagano ai massimi dirigenti stipendi da far invidia agli americani. Lo stesso sta avvenendo nei servizi pubblici municipali, dove una campagna gigantesca fatta di luoghi comuni, di falsità, di mancanza di pensiero spinge verso aggregazioni sempre più grandi, senza mai domandarsi: perché? Quali sono i vantaggi per gli utenti? Quali sono i vantaggi per le città? E' un vero e proprio “tsunami” che vuole spazzare via tutto, concentrare tutto, aumentare a dismisura il potere dei dirigenti aziendali e politici, per poi cedere magari i bocconi più pregiati alle grandi società internazionali (come è nel caso di Edison che è ormai di pertinenza della francese Edf).

Questo processo, alimentato dalla credenza idiota che solo le grandi dimensioni fanno bene all'economia, è uno dei processi più pericolosi in atto nel nostro paese. Perché alimenta sopraffazione ed arricchimento di dirigenti e umilia e punisce le piccole risparmiatrici di 18 anni e tutti coloro che credono al mercato come strumento di tutela dei più deboli, dei più attivi, dei più responsabili. Purché sia un mercato non truccato, mentre questi processi di concentrazione altro non sono che operazioni di manipolazione del mercato. Questa supremazia e mancanza di resa di conto da parte dei forti che diventano sempre più forti (l'Italia è il paese europeo che più si avvicina agli USA ed alla Cina per il grande e crescente divario tra i ricchissimi e ricchi e gli altri) è anche una delle chiavi per capire perché la nostra spesa pubblica continua a crescere. Perché i deboli devono essere assistiti ed il governare diventa sempre di più null'altro che elargire miseri fondi di sostegno a chi è stato mangiato vivo dai monopoli e dagli oligopoli, dai grandi protetti. Non è questione di destra o di sinistra ma di concezione della vita, di cultura di governo, di livello democratico, di senso civico. Alla Regione Siciliana c'è lo stalinismo – assistenziale di destra. Alla Regione Campana c'è quello di sinistra. Ed entrambi fanno gli stessi tremendi danni con le stesse tecniche. Mai come ora diventa assordante il silenzio dei cattolici in campo socio-economico. Dove sono quelli che avendo alle loro spalle gli Adenauer, Erhard, Roepke, De Gasperi, Sturzo avrebbero qualcosa da dire in materia? Questi uomini si sono sempre battuti contro i processi di concentrazione fine a se stessi ed hanno difeso la persona ed il diritto di tutti di vivere ed operare con dignità e libertà. Sono i cattolici liberali che hanno scritto il fondamentale art. 44 della Costituzione. Hanno creduto nel mercato ma l'hanno saputo difendere da un lato dai talebani del mercato, dall'altro dagli usurpatori del mercato, ed hanno saputo liberare l'Europa dal nazionalcollettivismo verso il quale questi processi di concentrazione irragionevoli nuovamente la spingono. Questi grandi cattolici liberali hanno creato l'Europa libera e sociale che oggi godiamo, sulla base delle loro sofferte esperienze, del loro pensiero forgiato negli anni di ferro del fascismo, nazismo, stalinismo, ma anche sorretti dal pensiero della dottrina sociale della Chiesa che è uno dei più vivi ed attuali pensieri socio-economici, tra quelli che abbiamo ereditato dal ‘900. Ma questa Europa è destinata a perdersi e non se resta indietro di qualche punto nella crescita rispetto agli USA ma se rinuncia a se stessa, se gli eredi del grande pensiero economico-sociale cattolico continuano a stare muti, ad ignorare il pensiero rappresentato dai grandi che ho sopra ricordato e dalla dottrina sociale della Chiesa, rinunciando ad incidere sui preoccupanti processi antidemocratici di concentrazione del potere economico in atto nel nostro Paese.

 

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