Intervista
L'importante è che la propria banca popolare non vada a finire in un grande calderone
Marco Vitale

21 marzo 2007
Da “La Provincia di Sondrio”

 

Il professor Marco Vitale, economista di fama internazionale, "valtellinese" acquisito, esperto di macroeconomia, è uomo che conosce perfettamente la nostra realtà e la conosce in tutte le sue sfac cettature. La sua lucida analisi affronta molti aspet ti concernenti le aggregazioni e le fusioni fra istituti bancari.

«Da molti anni - afferma Marco Vitale - sono una delle poche voci critiche sul processo di concentrazione bancaria. Soprattutto per come è stato con dotto e per 1'assenza di bussole valoriali che possa no orientarlo. Si sono ricercate le maggiori dimensioni fini a se stesse senza porsi la domanda se e come queste possano tradursi in vantaggi per i clienti e per gli altri interessi che fanno capo all'impresa bancaria».

•  Quali sono, a suo modo di vedere, gli intrecci tra banche e politica?
«Negli anni '70 abbiamo visto le banche succubi della politica: che, soprattutto nel Sud, le ha massacrate. Ora temo che il processo di concentrazione abbia raggiunto livelli tali da far prevedere che nel nuovo ciclo vedremo la politica succube delle banche, con danni istituzionali, economici e civili non minori. Infatti il processo è stato guidato da un unico vero criterio: la ricerca del pote re. D'altra parte le mie critiche al processo di concentra zione, per come è stato condotto, hanno trovato autorevolissi ma conferma nel famoso Working Party del Rapporto Fergusson, frutto dei maggiori esperti del Tesoro e del le Banche Centrali di un elevato numero di paesi che, indagando i risultati dei processi di concentrazione bancaria, hanno rilevato le scarse sinergie di costi (tema ripreso poi dai tre citati economisti della Banca d'Italia) e 1'aumento del “moral hazard” dei dirigenti (tendenza all'irrespon sabilità, che con l'aumentare delle dimensioni diventa più facile e più mascherabile)».

 

•  Per quanta riguarda il territorio valtellinese, qual'è la sua opinione?
«Con questa impostazione generale non posso che reagire positivamente alla dichiarata volontà di indipendenza della Banca Popolare di Sondrio. Giudico questa banca la migliore banca italiana, quella più attenta e più al servizio dei bisogni del cliente. E poiché credo che nell'economia contempora nea la qualità faccia aggio sulla quantità, non vedo perché la Bps non possa proseguire su una linea di autonomia e di indipendenza. Anzi, come cliente, mi rallegro per questa sua volontà di autonomia. Il presidente del Comitato Piccole Banche in Abi, Camillo Venesio, ha recentemente delineato le condi zioni necessarie perché le banche minori non solo conservino la loro autonomia ma colgano dal processo di concentrazione nuove opportunità. E mi sembra che la Bps risponda in pieno all'identikit».

 

•  Vi sono però situazioni su cui è opportuno riflettere.
«Certo. Le grandi ondate di manie sembrano frutto del caso ma sono quasi sempre alimentate da for ti centrali di pensiero di interesse costituiti e divisioni politiche. Queste ondate creano delle forme di pressioni culturali, psicologiche economiche podero se. Ed è difficile sottrarsi totalmente alle stesse . È successo cosi, ad esempio, con la liberalizzazione negli anni '80, con la deregolamentazione e liberalizzazione delle telecomunicazioni negli anni '90. Le banche popolari sono odiate dai talebani del mercato internazionale che fanno di tutto per scardinarle (ci hanno provato a livello UE senza successo; ci proveranno a livello nazionale). Di fronte a questi potenti tsunami non basta proclamare l'indipendenza. Bisogna sagacemente difenderla. Questo avviene, prima di tutto, puntando sulla qualità e sull'efficienza come è il caso di Bps. Ma poi anche partecipando a forme di aggregazione, settoriali o globali, con aziende dello stesso tipo in modo da rafforzare l'autono mia comune. Ecco perché so no favorevole al modello france se e a unioni come quella allo studio tra Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell'E milia, che renderà l'autonomia e l'indipendenza di entrambe più solide. Tutto ciò non è indispensabile ma, verificandosi le circostanze, può essere utile».

 

•  La sua, dunque, è una posizione di prudenza.
«Si. Bisogna responsabilmente valutare, al di là delle singole persone, se la formula dell'isolamen to potrà trovare anche nei successori la grande for za morale ed intellettuale che questa scelta comporta (in un mondo in cui stoltamente le concentrazioni sono da tutti osannate come il bene supremo). La cosa principale è che si abbia coscienza che 1'esistenza delle banche valtellinesi è un grande pa trimonio per la Valle. Che ci si ponga su un piede di totale autonomia o di una autonomia protetta anche con opportune alleanze strategiche, l'importante è che la propria banca popolare non vada a finire in un grande calderone come è successo a tante banche del Sud o della Bassa Padana che hanno lasciato le rispettive aree prive di banche locali. Se questo avvenisse in Valtellina sarebbe una tragedia per la Valle, e soprattutto per l'Alta Valle già così mal guidata».

 

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