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Emergenza criminalità Milano 6 novembre 2007
Il delitto della signora romana, pur atroce nelle modalità e tristissima anche perché lascia una famiglia civilissima e guidata dall'amore è, da qualcuno si è detto, un delitto come un altro. Perché allora tanta emozione da spingere il governo a prendere provvedimenti restrittivi forti, del tipo che si pensava impossibili per questo tipo di governo e da innestare un dibattito internazionale con la Romania e con l'UE? Perché non tutti i delitti sono uguali. Vi sono delitti che per il momento in cui avvengono e, talora, per le modalità con cui avvengono segnano dei punti di svolta. Quando il 3 settembre 1982 fu, con ferocia terroristica, assassinato il generale Dalla Chiesa, la moglie e l'agente di scorta Domenico Russo, ciò determinò un brusco risveglio dell'intero Paese dall'indifferenza e dalla sottovalutazione del pericolo mafioso. Altri delitti di mafia avevano colpito persone di alto livello impegnate a difesa dello Stato (il presidente Mattarella, il procuratore Costa, il colonnello Russo, l'on. Pio La Torre, il giudice Terranova ed altri). Ma l'uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa segnò un punto di svolta. Non fu un delitto come gli altri. Sicché persino il governo fu costretto a reagire, in modo efficace e corretto, quel governo che, per dirla con le parole del generale stesso, lo aveva mandato “in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì”. Il delitto della signora di Roma, per il momento in cui avvengono in una collettività già tesa e preoccupata, per la sua ferocia e al tempo stesso per la sua banalità, appartiene al tipo di delitti che determinano una svolta. Ma affinché la svolta sia fruttuosa è necessario che l'emozione si mescoli con la lucidità. Vi sono alcuni errori di fondo da evitare. Primo errore: mettere in relazione episodi di violenza da parte di immigrati con l'immigrazione nel suo complesso, ipotizzando così un inesistente rapporto di causa ed effetto. L'immigrazione regolare (3,7 milioni) ha un tasso di occupazione del 74 per cento, dodici punti più degli italiani; questi lavoratori fanno lavori (nelle campagne, nelle fabbriche, come badanti) che gli italiani richiedono ma non fanno più; producono una ricchezza pari a 90 miliardi di euro, il 6,1% per cento del PIL: Sono per la nostra economia una necessità ed una benedizione. Secondo errore: sottovalutare la brutalità ed il degrado delle nostre periferie in mano a delinquenti, spesso immigrati irregolari, ed al fatto che le statistiche di natura penale (denunce e carcerazioni) che si riferiscono agli immigrati sono superiori alla proporzione che a loro competerebbe. Terzo errore: non voler ammettere che questo fenomeno era assolutamente prevedibile. Il Ministro Amato ha detto: nessuno poteva prevedere che il fenomeno immigrazione, con le connesse degenerazioni, avrebbe assunto tanta virulenza. Il Ministro Amato non dice il vero. Il fenomeno non solo era del tutto prevedibile ma fu ampiamente previsto. Per citare una fonte sola il cardinale Tonini predisse per tempo, e in termini pubblici e accorati, il film che ci sta ora scorrendo davanti agli occhi, ma altri lanciarono per tempo previsioni preoccupate e ammonitrici. La verità è che siamo di fronte ad una delle solite manifestazioni di sottovalutazione dei problemi e di mancanza di tempestività della nostra classe politica. I cattivi politici, mi disse una volta un eminente americano, “never act, they react” (i cattivi politici non agiscono ma, caso mai, reagiscono). La incapacità di previsione e di anticipazione della nostra classe politica è uno dei drammi più seri del nostro Paese. Fermare un fenomeno indesiderato affrontandolo all'inizio, quando la pianticella spunta appena dal terreno, può essere difficile ma è fattibile. Affrontarlo quando la pianta è rigogliosa ed ha messo robuste radici è molto più difficile e può risultare non più fattibile. Perciò per correggere la deriva in cui ci troviamo ci vorranno molti anni e molta tenacia. Non esistono miracolismi e provvedimenti taumaturgici. Quarto errore: confondere il corretto spirito di solidarietà e accoglienza con il buonismo che tutto giustifica, che tutto ammette, che tutto tollera. Se vogliamo una società aperta dobbiamo, conseguentemente, volere una società severa, capace di esercitare controlli, di assicurare la certezza della pena, di combattere l'illegalità, anche nelle sue forme più mirate. Non abbiamo bisogno di nuove leggi ma di un diverso modo di applicare le leggi. Il fenomeno quindi, si sposta dal piano dell'immigrazione al piano di come gestiamo, in generale, i fenomeni di illegalità e di delinquenza nel nostro Paese, a prescindere dalla provenienza di chi commette delitti e illeciti. In Romania negli ultimi anni i reati sono diminuiti del 26 per cento, come effetto di un contrasto forte dell'illegalità, di un rafforzamento delle forze di polizia addette alla lotta anticrimine e di un'emigrazione degli indesiderabili. Per cui abbiamo dovuto sorbirci anche la beffa di sentirci dire dai rappresentanti di quel Paese: perché non fate come noi? Una delle ragioni è proprio che molti delinquenti hanno lasciato il paese ed in gran parte si sono rifugiati da noi. “Perché da voi è tutto facile, non si è mai condannati o se si è condannati, in un modo o nell'altro, si esce subito dalla galera” mi diceva un rom, che è uno dei tanti rom per bene e lavoratori e che cercava di spiegarmi l'anormale concentrazione di delinquenti romeni e rom, che la conclamata (da Amato) incapacità di pre-vedere (vedere avanti) della nostra classe politica, ha tollerato e favorito. Ma anche i cittadini possono contribuire: cosa succederebbe se i cittadini ( invece di finanziare l'accattonaggio per finto buonismo e per mettere in pace una cattiva coscienza) avessero la forza morale di cessare, per un mese, di fare l'elemosina a finti storpi, ai finti accattoni, ai finti poveri che, al termine, di ogni settimana riversano grandi sacchi di monete presso la Banca d'Italia? I finti storpi, i finti accattoni, i vinti poveri sarebbero costretti a cambiare mestiere ed a cambiare nazione. Quinto errore: pensare che si tratti di questione di destra o di sinistra, o addirittura, come è avvenuto, di strumentalizzarla in chiave partitica, anziché di una questione legata fondamentalmente a vizi e difetti nazionali. Vi sono orrende bidonville, fucine di delitti e illegalità oltre che di inaccettabile degrado, intorno a Roma che, da anni, ha un governo di centro sinistra. Vi sono identiche orrende bidonville a Milano e a Palermo che sono da anni governate dal centro – destra. Insomma se guardiamo a fondo scopriremo che non si tratta di un problema di immigrazione, né di destra o sinistra, ma di un problema della degenerazione della nostra democrazia, delle nostre istituzioni, del nostro modo di gestire il paese. In un certo senso dobbiamo essere grati agli sbandati ed agli irregolari romeni che ci fanno vedere allo specchio come siamo sgangherati. E di quanto dobbiamo correggere la rotta, ma non con isterismi emotivi e con provvedimenti affrettati di emergenza, ma con una lucida e ferma strategia di medio termine e con un'azione costante, applicata coerentemente, giorno dopo giorno. Per un lungo periodo.
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