Pubblicato su politicadomani Num 69 - Maggio 2007

Vela
In attesa dell'America's Cup
Per la prima volta in acque europee, Alinghi, la barca defender (team svizzero e capoteam italiano), si confronterà con il vincitore della Luis Vuitton Cup. Marcare l'avversario come nel calcio: è questo il segreto della vittoria, oltre a un po' di fortuna

di Francesco Stefanini

"Avevano detto che avrebbero trasformato la Coppa America in un evento mediatico simile alla Formula 1 e, dal loro punto di vista, sono certamente sulla buona strada. Ma la novità più stravolgente per la vela italiana è che, per la prima volta nella storia, sono presenti ben tre sfide azzurre": così si legge su www.nautica.it. Perciò alle tradizionali Luna Rossa sostenuta questa volta da Telecom, che ha affiancato lo sponsor Prada in un regime di partnership acquistando il 49% del pacchetto, e Mascalzone Latino - Capitalia Team, questa volta con livrea amaranto, come di consueto guidato da Vincenzo Onorato, si è aggiunta la sfida gardesana, tutta italiana, di +39 Challenge, team italiano ex Clan Des Team.
Questa la storia della Louis Vuitton Cup: un susseguirsi di regate, prima con una serie di Acts - a partire dal 16 aprile, quando ha inizio la Louis Vuitton Cup di questa 32° edizione dell'AC -, come hanno deciso di chiamarli, in cui gli undici sfidanti e il defender, il campione in carica che decide anche le regole, si affrontano sia in scontri di match race (regata tra due sole barche), che in regate di flotta. Per giungere al 23 giugno prossimo, quando prende il via la Coppa America vera e propria.
Così, dopo due mesi passati ad allenarsi e ad osservare lo svolgimento della Louis Vuitton Cup, il defender Alinghi (Yacht Club svizzero detentore del titolo) ritorna in gioco a difendere la brocca d'argento trofeo dell'AC, per affrontare il challenger designato (lo sfidante, vincitore della Louis Vuitton Cup). "Lo scopo della Louis Vuitton Cup è duplice: da un lato serve per identificare il challenger migliore; dall'altro, serve per rinforzare questo challenger, e per dargli le armi e la forza sufficienti per affrontare il defender. Per questo il processo di selezione è lungo e complesso" è la spiegazione del sito ufficiale della manifestazione, www.americascup.com.
Anche l'America's Cup - la sfida finale fra defender e challenger - si gioca su nove regate: si vince con la "maggioranza assoluta". Ne bastano cinque.
Intanto il 3 maggio a Valencia il Port America's Cup batte un altro record: oltre a share televisivi e carta stampata: il numero complessivo di presenze a partire dall'inizio delle gare di quest'anno ha raggiunto il milione con una punta di 68mila visitatori nella sola giornata del 1° maggio. "…certo se queste trasformazioni non fossero state in atto, quasi certamente i coniugi cinesi Chaoyong Wang e Yifei Li non avrebbero mai deciso di organizzare l'undicesima sfida per la 32a edizione della Coppa America, con il China Team, investendo 30 milioni di euro in una joint-venture con i francesi de Le Défi", si apprende dalla fonte virtuale nautica già citata che prosegue "la loro base sarà Quingdao, la stessa città che ospiterà la parte velica delle olimpiadi di Pechino". Interessante notare che lui è un investitore internazionale e lei, campionessa di arti marziali, è a capo della MTV China, la sezione chinese di Music Television, canale televisivo internazionale, regno del gossip e dei videoclip musicali, controllato dalla holding statunitense Viacom Inc..
Quel che è certo è che anche (e addirittura) la Germania è stata coinvolta per la prima volta con una sfida del Deutscher Challenger Yacht Club, così come il Sud Africa con Shosholoza, mentre sono tornati a sfidare i padroni di casa: gli spagnoli del Desafio Espanol, ed ancora gli svedesi del solito Victory Challenge, i francesi di K-Challenge, gli statunitensi con il Challenge of Record BMW Oracle e gli ex detentori neozelandesi con Emirates Team New Zealand, questa volta comandato dal fuoriclasse Grant Dalton.
Splende intanto la nostra Luna Rossa sul mare di gara: dopo aver battuto United Internet Team, ha sconfitto anche il Team Shosholoza nel Flight 4 del secondo Round Robin, quarta regata in ordine di partenza. Lo scafo targato Telecom-Prada si è imposto così con un distacco di 25'', vendicando la clamorosa sconfitta subita nel match race del primo Round Robin della Louis Vuitton Cup.
Il principio base della gara, di ogni gara, è quello di bloccare le mosse dell'avversario, "marcandolo" come nel gioco del calcio. La regola è di impedire il sorpasso all'avversario, posizionando la propria barca tra l'avversario e la boa. Ma per farlo bisogna essere davanti. Se si è dietro, invece, bisogna tentare di portare l'avversario all'errore, o di sfruttare un'eventuale superiorità di potenza per ribaltare la situazione. Diciannove gli uomini a bordo a condurre le sorti della barca. Il tutto è regolato dal "Deed of Gift" (Atto di Donazione della Coppa), il documento originale che governa l'America's Cup: la coppa che porta il nome, non del continente d'oltreoceano, ma della barca (America, appunto) che vinse nel 1851 la "Coppa delle 100 Ghinee". I vincitori, membri del New York Yacht Club, donarono in quella data il trofeo al Circolo con l'impegno che diventasse una Coppa perpetua.
L'Italia, in tutto ciò, tra onde e schiuma, è e resta "un paese magnifico per le sue contraddizioni e si presenta alla 32a edizione della coppa con tre sfide, al contrario gli Stati Uniti ne hanno solo una": ha sottolineato un entusiasta Vincenzo Onorato (presidente del consorzio Mascalzone Latino - Capitalia Team). Gli fa eco mentre Marco Tronchetti Provera: "sono contento che la vela sia entrata nel cuore degli italiani e che diventi uno sport sempre più popolare". E Michael Schumacher - l'ex pilota di Formula 1, sette volte vincitore del titolo mondiale (cinque con la Ferrari) ospite a bordo di Emirates Team New Zealand nel ruolo di 18mo uomo nella regata contro +39 Challenge, dice: "il lavoro preparatorio che sta a monte è incredibile, proprio come nella Formula 1. Il fatto che sia la barca che l'auto debbano essere testate, e anche la maniera di lavorare dell'equipaggio, l'approccio sistematico e preciso, mi sembrano davvero molto simili". Un matrimonio, questo, fra vele e motori che si celebra anche a bordo di Victory Challenge dove fra l'equipaggio c'è un altro campione di motori: il motociclista spagnolo Juan Nani Roma, vincitore della Parigi-Dakar nel 2004 e del campionato europeo Enduro 1994.

 

Homepage

 

   
Num 69 Maggio 2007 | politicadomani.it