Pubblicato su Politica Domani Num 11 - Febbraio 2002

Tobin tax
UN PUGNO DI SABBIA
nelle ruote della speculazione finanziaria

Maria Mezzina

È il titolo di una relazione di Alex C. Michalos, professore di economia nella Northern British Columbia University di Prince George in Canada, tenuta all'ultima conferenza di Mani Tese (marzo 2000), "Nuove Regole per un Nuovo Millennio", motto molto simile a quello del World Social Forum appena conclusosi a Porto Alegre (Brasile). Le migliori menti della moderna economia, molte delle quali insignite del Nobel - James Tobin (1981), Franco Modigliani (1985), Amartya Sen (1998), Joseph Stiglitz (2001), solo per citarne alcune - da tempo ormai stanno mettendo in guardia i Grandi della terra e i Governi del mondo: se non si pone un freno all'avidità dei procacciatori di ricchezze, i quali nelle nuove tecnologie e nei giochi di borsa hanno trovato di che nutrire la loro famelica avidità, se non si stabiliscono in modo più adeguato i parametri che misurano la ricchezza di un paese e sulla base di questi si prendono le opportune decisioni politiche ed economiche a livello di singola nazione e, soprattutto, a livello internazionale, si rischiano gravissime, dolorosissime e disastrose crisi con ripercussioni sull'intero pianeta.È partita il 24 gennaio la campagna di ATTAC: una raccolta di firme per la "Tobin tax", una proposta di legge su iniziativa popolare. Il 19 novembre il Parlamento francese approvava per la prima volta una tassa sui movimenti finanziari; un primo passo importante, anche se la sua attuazione rimane legata all'applicazione della tassa anche negli altri paesi dell'UE. In Italia il Senato, il 10 dicembre, ha ritenuto inapplicabile una proposta analoga.

Questa tassa "buona", inventata da James Tobin - premio Nobel 1981 per l'economia - dovrebbe essere applicata alle transazioni monetarie (cioè nei processi di cambio fra valute diverse), in una misura che va dallo 0,1% o 0,5% fino all'1%.
È "buona" secondo i suoi sostenitori perché ha questi scopi buoni:
- Porre un freno alle speculazioni finanziarie per evitare possibili drammatiche crisi monetarie e quindi economiche per il paese che ne è vittima e per la comunità internazionale ad esso legata. La crisi sarebbe il risultato di un effetto a cascata, innescato da fluttuazioni del valore di una moneta (o di una merce o di un servizio) anche di lieve entità: acquisti e vendite massicci da parte di grandi speculatori finanziari e anche di moltissimi piccoli, ingigantiscono il fenomeno provocando ulteriori rialzi o la caduta del valore di cambio. Una tassa piccola, anche dello 0,5%, moltiplicata però per le molte operazioni finanziarie al giorno - in periodi di intensa speculazione se ne contano anche 7 in un'ora
- porterebbero ad una tassazione calcolata fra il 104% e il 181%.
- Creare una sorta di "cuscinetto fiscale" a difesa dell'economia del paese. Le entrate derivanti dalla tassa sulle transazioni infatti, oltre che limitare la vendita di valuta, e quindi il suo deprezzamento, servirebbero a limitare l'aumento del tasso di interesse a breve e a medio termine - misura generalmente adottata per rendere il denaro più appetibile - con la conseguenza però di un pericoloso freno allo sviluppo e all'economia del paese, del conseguente aumento della disoccupazione e del deterioramento generale delle condizioni di vita.
- Costituire, con gli introiti della tassa, un fondo destinato a finanziare gli interventi dei grandi organismi internazionali, FMI e associazioni umanitarie non governative, impegnate in operazioni di sviluppo, ricostruzione e aiuti di prima necessità ai paesi in via di sviluppo, colpiti dalle guerre e dalle calamità naturali. È stato calcolato che una tassa pari allo 0,5% permetterebbe di accantonare una somma pari a 360 miliardi di dollari all'anno.

L'introduzione di una tale tassa ha suscitato perplessità di vario genere. Diverse le obiezioni alla sua introduzione: la tassa dovrebbe essere applicata su tutti i mercati finanziari per evitare che vi siano paradisi fiscali; la tassa non sarebbe in grado di scoraggiare le grandi speculazioni, avrebbe invece come risultato l'ingessamento dei mercati minori e quindi, in ultima analisi, un rallentamento delle economie in fase di sviluppo; l'enorme ammontare di denaro accantonato susciterebbe enormi interessi, vi sarebbe quindi la necessità di un organismo di controllo internazionale che fosse il garante della distribuzione, la destinazione e l'uso delle risorse (Tobin suggeriva l'intervento del FMI); i Governi sarebbero restii a proporre la tassa ai loro parlamenti per timore di perdere consensi elettorali.

In uno studio specifico, la commissione speciale per le politiche monetarie dell'UE, dopo avere esaminato le forme di applicazione della tassa e i punti a suo favore e a suo sfavore, conclude con una considerazione squisitamente politica: "La tassa, vista come fonte di riserva valutaria per le organizzazioni internazionali e le politiche di sviluppo, suscita grandi consensi. Data la scarsità di fondi per la sanità pubblica e l'istruzione internazionale, per aiuti volti a combattere la fame, per programmi a favore dei rifugiati, per operazioni di mantenimento della pace, anche una tassa molto bassa potrebbe fare una grandissima differenza, oltre al fatto di dotare i mercati di misure volte a controllarne la stabilità." [THE FEASABILITY OF AN INTERNATIONAL "TOBIN TAX". Economic Affair Series, ECON 107 EN (PE 168.215) - Marzo 1999]

L'introduzione della tassa dipende dalla volontà dei governi e dalla sensibilità dell'opinione pubblica perché non è detto che ciò che è logico e razionale per gli economisti sia poi quello che porta effettivamente dei vantaggi; la volontà e la spinta emotiva di un popolo sono spesso migliori artefici di una situazione di collaborazione e di progresso che non una perfetta teoria politico-economica.

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Num 11 Febbraio 2002 | politicadomani.it