Esempi di federalismo democratico
Una mattina in un ufficio pubblico di Cambridge (MA)
piccola cronaca quotidiana che mostra quanto il federalismo democratico, con tutti i suoi ragionamenti di efficienza e trasparenza, sia a portata di mano. Una esperienza diretta di cosa esso significhi e dell’incivilimento che porta. C’è chi pensa che i nostri ragionamenti sul federalismo democratico (www.effeddi.it) siano campati per aria. Non è così? Ma cosa sarà mai? Ma chissà quanto tempo ci vorrà? Mi sembra di sentirli i miei critici silenziosi. Bene, avrei voluto che fossero stati presenti quando Nicoletta è uscita da “un ufficio pubblico di Cambridge MA”. Avrei voluto vedere le loro facce. Perché quando il federalismo democratico lo s’incontra davvero, non si può rimanere indifferenti... Luca Meldolesi
di Nicoletta Stame | Jan 2014
La city di Cambridge ha una politica di limitazione del parcheggio ai soli residenti, con due eccezioni: a) alcuni spazi, generalmente vicini a luoghi pubblici, sono a pagamento e la durata della sosta dipende dalla distanza dal centro (ad es. con una moneta da 25 cents la sosta è di 15 minuti se il parcheggio è più vicino al centro, e di 50 minuti se è più lontano); b) vengono concessi permessi temporanei per persone che risiedono temporaneamente in città, o che non hanno un’automobile (e la prendono a nolo).
Quando andiamo a Cambridge e affittiamo una macchina chiediamo questo permesso temporaneo. Per dimostrare di possederne i requisiti, bisogna portare una bolletta pagata (luce, gas, telefono), due buste di lettere indirizzate alla propria persona, e il contratto del noleggio dell’auto (con chiavi della macchina). Noi ci portiamo dietro le bollette (che paghiamo dall’Italia), e ci indirizziamo due lettere qualche giorno prima di partire: così siamo comunque sicuri di avere le pezze d’appoggio.
Una mattina che mi trovavo in questa situazione mi sono recata all’ufficio dei “temporary permits”.
Quello che segue è il diario di come un servizio possa essere dato in modo esemplare - tempestivo ed efficace - , da un’amministrazione che usa bene i dati in suo possesso (e li incrocia), e che pone il cittadino al centro del servizio (ovvero lo considera un cittadino-cliente da coccolare e conquistare, invece di un suddito da angariare).

L’orario dell’ufficio inizia alle 8,30, ma alle 8 è già aperto: così chi arriva prima può sedersi ed attendere comodamente. Davanti all’edificio c’è una macchinetta per il parcheggio a pagamento; qui il parcheggio costa 25 cents per 15 minuti, ma una ragione c’è: il servizio è rapido, e alla fine si spende poco.
Alle 8,30 si aprono contemporaneamente tre sportelli, io ero terza, e così sono stata servita subito. L’impiegato ha visto in un battibaleno che avevo i documenti giusti (ha preso la bolletta della TV). Poi ha guardato sul suo computer ed è rimasto in dubbio un momento (da buon’italiana, ho subito temuto che ci fosse qualche tegola in arrivo!). Il suo problema era questo: come mai non avevo chiesto altre volte il permesso? Infatti, stava guardando sul suo computer chi aveva chiesto il permesso da casa mia (un semplice incrocio di dati rilevanti). Gli ho detto che forse le altre volte il permesso lo aveva chiesto mio marito, e questo gli è sembrato ragionevole. D’altra parte, l’ultima volta che lo avevamo chiesto doveva essere il 2010, e forse allora non avevano ancora questo sistema di incrocio di database.
Ma poi mi ha chiesto se non c’erano altre persone che usavano il mio appartamento, e gli ho risposto che sì, che abbiamo spesso degli amici visitors. A questo punto si è molto stupito: come mai non hanno chiesto il permesso? Gli ho spiegato che in genere i nostri amici vengono in aereo, usano I mezzi pubblici, e si spostano poco da Cambridge perché vengono per studiare. Ha annuito, ma in fondo gli è dispiaciuto che non usassero di più l’automobile (e che, quindi, non avessero utilizzato di più il servizio del suo ufficio).
Alla fine mi ha dato il permesso per una settimana, anziché per i tre giorni per cui l’avevo chiesto. E mi ha salutato con: “Enjoy”. Non ho pagato niente. Il tutto si è svolto in non più di dieci minuti.
Devo aggiungere, infine, che era una persona “with disabilities”: aveva la mano sinistra piegata che gli consentiva di fare poco movimento, ma ciò non gli impediva di fare benissimo il suo lavoro, come e meglio di chiunque altro. Quindi: era stato messo a fare un lavoro vero.
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